Santa Rosa di Viterbo, la festa più attesa del capoluogo

La feste di Santa Rosa è un appuntamento fisso nella città di Viterbo, sicuramente il più atteso dall’intera comunità. Per gli abitanti del territorio, ma non solo, è un qualcosa che scorre nel sangue, qualcosa che è impresso nella pelle. È più di una semplice festa, è il concretizzarsi di un forte sentimento. Non c’è viterbese infatti, che non sia in fermento per il suo arrivo; è una festività che unisce tutti, che bandisce rivalità e divisioni. Ogni 3 settembre infatti, in suo onore, 100 uomini, chiamati “Facchini”, trasportano, per le vie della città, la Macchina di Santa Rosa, per una sfilata carica di fascino e suggestione.

Santa Rosa di Viterbo: la “Santa Bambina”

santa rosa e l'eretica di Vitorchiano

In primis, andrebbe constatato che, quello di Santa Rosa non è un culto “importato”. Rosa è una Santa viterbese, fu una figlia della città. La “Santa Bambina” nacque a Viterbo nel 1233. Dedicò tutta la sua vita alla preghiera. Soffriva di una grave malattia: fu l’unica persona che, nata senza sterno, visse fino ai 18 anni. Già questo, è certamente un miracolo.

Era una fanciulla gracile e magrolina; vicina agli umili e ai bisognosi: era solita, durante i pasti, conservare il pane a lei destinato e, fingendo di mangiarlo, lo donava ai poveri. Fu un’accesa sostenitrice della Chiesa nella Viterbo ghibellina, le sue predicazioni invitavano alla preghiera e al pentimento: di qui la scelta di esiliarla dalla città. Alla morte però, il suo corpo restò lì, nel capoluogo della Tuscia, più precisamente nella Chiesa di Santa Rosa, dove ancora oggi è custodito.

La festa di Santa Rosa a Viterbo: come si svolge?

Alla vigilia del trasporto, nel cuore di Viterbo, si svolge la processione religiosa e il corteo storico. La sera del 3 settembre poi, i Facchini, con in spalla la grande macchina, sfilano lungo le vie del centro, percorrendo il “giro delle sette chiese”. L’imponente macchina si innalza a circa 28 metri di altezza, raggiungendo un peso totale che non può superare le 5 tonnellate. Il percorso del trasporto inoltre, si estende per circa un chilometro. Il comune di Viterbo, attraverso un bando europeo, finanzia la realizzazione della “nuova” macchina, e del nuova progetto, con una cadenza di 5 anni.

La gastronomia non resta di certo a guardare. Non è Santa Rosa senza la Pagnottella, un pane dolce preparato con noci, nocciole e uvetta.

Il trasporto della Macchina: da dove nasce questa curiosa tradizione?

Fotografie Marco Orlandi

La tradizione del Trasporto della Macchina di Santa Rosa, patrimonio UNESCO dal 2014, ha origine da un particolare evento. La Santa morì il 6 marzo del 1251; il 4 settembre del 1258, invece, la sua salma fu traslata dalla sepoltura originale. Su decisione di Papa Alessandro VI, il corpo della defunta fu trasportato in spalla, da alcuni cardinali, per raggiunge il monastero di San Damiano, ovvero l’attuale Chiesa di Santa Rosa.

Rosa infatti, ormai deceduta, apparve diverse volte in sogno al Papa. Gli chiese di trasferire il suo corpo. Voleva essere seppellita lì, “dove è stata rifiutata da viva, dove sarà accettata da morta”. In giovane età infatti, Rosa si era recata proprio in quel Convento per dedicarsi alla vita religiosa, per divenire Suora e sposa di Gesù. Di fronte a questa richiesta però, la fanciulla non trovò accoglienza, ma solo porte chiuse.

Papa Alessandro VI quindi, in seguito alle varie apparizioni, si mise all’opera per soddisfare la richiesta della Santa. Non fu facile rintracciare il punto esatto in cui riposava il corpo; l’aiuto arrivò proprio da Santa Rosa. Miracolosamente sbocciò un fiore, una rosa appunto, rivelando la perfetta posizione.

E di lì, sotto gli occhi commossi della popolazione, il corpo di Rosa venne finalmente trasferito per raggiungere il luogo da lei desiderato. Omaggiando quella particolare circostanza, si trasposta oggi la Macchina con, in cima, la statua di Santa Rosa che venera sulla città.

Chi sono i Facchini? Come diventare uno di loro?

Fotografie Marco Orlandi

I Facchini sono il cuore pulsante della festa, senza di loro nulla sarebbe possibile. Pochi mesi prima del trasporto si tiene la cosiddetta “Prova di Portata”, per gli aspiranti aventi tra i 18 e i 35 anni. Essi, per superare l’esame e ottenere il desiderato ruolo, dovranno trasportare un peso di 150 chili per 90 metri. Generalmente, i più giovani ricoprono ruoli marginali per divenire poi “spallette” e posizionarsi cioè, ai margini della base. La posizione più ambita è quella dei “ciuffi”, ovvero al centro della base.

I Facchini sono facilmente riconoscibili. Indossano camicia, pantaloni e calzettoni bianchi; la fascia in vita è di colore rosso, e il fazzoletto bianco è legato sul capo. Si aggiungono scarponcini neri. Lo stemma del Sodalizio poi, è presente sulla camicia, sui pantaloni e sugli scarponcini.

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Il Museo del Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa

Il Museo del Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa omaggia proprio questa suggestiva festività e, in particolare, la tipica usanza del trasporto della Macchina e il ruolo cruciale dei Facchini. Il Museo è posizionato nel cuore del centro storico, nelle vicinanze della piazza di San Pellegrino. Nato nel 1994, si colloca all’interno di un edificio medievale, presso la sede del Sodalizio. È un ambiente caratteristico che permette di vivere un la magica atmosfera dei giorni festa, i più amati dalla popolazione della città ma non solo.

Giungendo nella cittadina di Viterbo è possibile optare anche per il Viterbo Pass. Si tratta di un ticket unico che consente di visitare, oltre al Museo del Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa, tutti i principali monumenti e luoghi di attrazione del capoluogo, tra cui l’iconico Palazzo dei Papi, simbolo della città.

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