Grotte di Castro sorge di fronte al colle “Civita” sede di un insediamento etrusco della seconda metà dell’VIII sec. a.C. e vitale fino alla devastazione longobarda che vide gli abitanti rifugiarsi sulla rupe definita Castrum Cryptarum per le molte grotte utilizzate nel tempo come abitazioni, colombai, cantine.
Il borgo si è sviluppato lungo un percorso di cresta a partire dal promontorio che affaccia verso il lago dov’era la pieve di San Giovanni (VIII-X) ora Basilica Santuario di Maria SS. Del Suffragio progettata da Girolamo Rainaldi (1625); nel mezzo dell’asse si trova la chiesa di San Pietro Apostolo (1118) mentre a difesa dell’accesso principale si collocava, fino al 1346, la Rocca di cui permane la forma nella piazza omonima. Sempre sul crinale della rupe, cinta da due vie collegate alla sommità da caratteristici vicoli, nella seconda metà del XVI secolo Jacopo Barozzi detto il “Vignola” progettò il palazzo oggi sede del Museo Archeologico Civita. Dal 1537 e fino al 1649 il territorio fu parte del Ducato di Castro tornando poi dominio della Santa Sede da cui si affrancò con l’Unità d’Italia. Sono realizzate in quel periodo, fuori dal centro storico, Fontana Grande (1886) e la Chiesa di San Marco (XIX-inizi XX).
La necropoli di “Centocamere” (Casale Centocamere) deve la sua suggestiva denominazione alla presenza di numerose tombe collegate tra di loro da un intricato sistema di fori e di cunicoli aperti nelle pareti delle camere funerarie dai clandestini per passare più agevolmente dall’una all’altra struttura funeraria. Tutta la collina di Centocamere risulta, infatti, interessata dalla presenza di strutture funerarie scavate nella roccia tufacea, che appaiono disposte almeno su tre ordini, per un totale di oltre cinquanta tombe con deposizioni plurime. Situata di fronte al pianoro di Civita, sul versante occidentale, costituisce, dal punto di vista cronologico, il secondo nucleo della necropoli di Grotte di Castro dopo quello di Vigna la Piazza. Le tombe fino ad ora indagate mostrano un arco cronologico compreso nel VII sec. a.C., ponendosi in una fase più antica rispetto alla necropoli di Pianezze, utilizzata per tutto il VI sec. a.C. Completamente diversa da quest’ultima appare anche l’architettura funeraria. A Centocamere le tombe si sviluppano principalmente lungo un asse perpendicolare all’ingresso, ma è frequente anche la realizzazione di più piccole camere laterali.
La tomba più imponente finora riportata alla luce (CC4) si sviluppa per una lunghezza di sedici metri e comprende cinque camere coassiali e tre camere laterali.
Complessivamente vi furono deposti diciannove inumati: sedici in fossa e tre in loculi praticati nelle pareti. Le campagne di scavo hanno inoltre evidenziato, inaspettatamente, un tratto del sentiero antico che gli etruschi percorrevano durante i funerali. Attualmente,
come allora, il percorso nel bosco di Centocamere risulta assai impervio; per superare i punti più ripidi si intagliavano, quindi, nel tufo una serie di gradini come quelli rinvenuti davanti all’accesso della tomba CC7.
In età medievale alcune tombe etrusche furono riutilizzate per ricavarne ambienti adibiti all’allevamento di volatili: i cosiddetti “colombai”.
Situata a circa tre chilometri a sud di Grotte di Castro, la necropoli di Pianezze rientra in un più ampio complesso cimiteriale che va riferito all’abitato etrusco che sorgeva sopra il colle denominato La Civita. In uso tra il VII e il V secolo a.C., è caratterizzata dalla presenza di tombe a camera scavate nel costone tufaceo della collina. Lo schema planimetrico di riferimento prevende un lungo corridoio scoperto (o dromos), attraverso il quale si accede ad un primo vano di ingresso (atrio) intorno al quale sono dislocate le camere secondarie di deposizione.
L’impianto generale sopradescritto è stato modificato di volta in volta, o a causa delle condizioni geologiche incontrate dagli Etruschi in fase di escavazione o per cause riferibili alla committenza.
Nella necropoli di Pianezze, allo stato attuale delle ricerche, sono state individuate ventiquattro tombe monumentali, tra cui spicca la cosiddetta “Tomba rossa”.
TARIFFE
Il biglietto comprende l’accesso alle necropoli di Centocamere e Pianezze. Le aree archeologiche non aderiscono alle domeniche gratuite statali.
ORARI
Da aprile a giugno:
dal venerdì alla domenica dalle 10:30 alle 13:00 e dalle 15:30 alle 18:00
Da luglio a metà settembre:
dal mercoledì alla domenica dalle 10:30 alle 13:00 e dalle 15:30 alle 18:00
Da metà settembre al 25 ottobre 2025:
Dal venerdì alla domenica dalle 10:30 alle 13:00 e dalle 15:30 alle 18:00
Dal 26 ottobre al 2 novembre 2025:
Dal venerdì alla domenica dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 17:00
Le necropoli chiudono al pubblico dal 3 novembre 2025 a marzo 2026
Da aprile a metà luglio:
Sabato e domenica dalle 10:30 alle 13:00 e dalle 15:30 alle 18:00
Da metà luglio all’8 settembre:
Dal mercoledì alla domenica dalle 10:30 alle 13:00 e dalle 15:30 alle 18:00
Dal 9 settembre al 31 dicembre:
Sabato e domenica dalle 10:30 alle 13:00 e dalle 15:30 alle 18:00
Chiuso da gennaio a marzo
Orario invernale:
dal lunedì al venerdì dalle 9:30 alle 12:30 e dalle 15:30 alle 18:30
Orario estivo:
Lunedì, mercoledì, venerdì e sabato dalle 9:30 alle 12:30; martedì e giovedì dalle 9:30 alle 12:30 e dalle 15:30 alle 18:30
Il borgo è percorso da tre vie, le antiche “rughe”, una è posta al centro al livello più alto, le altre ai bordi più in basso secondo la forma della rupe. Tutte convergono in fondo al paese. Da quest’ossatura principale si diramano senza regolarità, come consente la natura del luogo, un gran numero di vicoli che prendendo forma di scalinatelle e archetti, piazzette e pertugi s’arrampicano dai margini dell’abitato fino alle due vie in basso e poi verso quella di crinale offrendo scorci suggestivi ed autentici del vissuto quotidiano.
All’ingresso del centro storico, dov’era una delle due porte di accesso, si incontra la piccola ma caratteristica Piazza della Rocca. Oggi dell’antica fortificazione non rimane più nulla poiché nel 1346 venne distrutta dall’orvietano Benedetto di Bonconte e dalle truppe viterbesi di Giovanni di Vico. Della struttura originaria sono leggibili la collocazione dominante su un masso tufaceo e la forma a corte per favorire l’avvistamento e la difesa. Si trova qui la biblioteca comunale “Mons. Antonio Patrizi”.
Scopri le altre attrazioni di Grotte di Castro nel menù sottostante:
Allestito nello splendido palazzo progettato da Jacopo Barozzi detto il “Vignola” (seconda metà XVI) il Museo, inserito nel Sistema Museale del lago di Bolsena, accoglie interessanti corredi funerari delle necropoli etrusche di Vigna la Piazza, Centocamere e Pianezze, quest’ultime due attrezzate per la visita. All’interno si esplora “il mondo dell’aldilà” con la rappresentazione delle necropoli etrusche del territorio lacuale; è riprodotta in scala reale una tomba a camera ed esposto un originale sarcofago monolitico di tufo tipici del rituale funerario attestato a Grotte di Castro. Il tema della “vita quotidiana” è illustrato da reperti riconducibili ai mondi della sfera maschile e della sfera femminile, alla cucina e alla ricchezza dell’aristocrazia.
Costruita nel punto più elevato del paese, la chiesa di San Pietro Apostolo venne consacrata dal vescovo Guglielmo nel 1118. L’edificio ha subito diversi rimaneggiamenti; in origine era a pianta basilicale a tre navate poi trasformata in aula, l’ingresso ribaltato, il corpo di fabbrica allungato e il campanile rialzato. La facciata, costruita a partire dal 1739, presenta riquadrature in rilievo a stucco, nella parte superiore spiccato una vetrata dove è raffigurato San Pietro, due orologi ai lati e in alto un timpano in cui sono rappresentate le sacre chiavi. Alla fine del XIX secolo l’architetto Luigi Fontana progettò il soffitto a lacunari abbellendolo con le tele della Madonna Assunta e i Quattro Profeti; ai lati del presbiterio raffigurò San Pietro che guarisce lo storpio e San Paolo che predica ad Atene. Nel 1956 crollò parte del soffitto e nei restauri che seguirono fu aggiunta la Missione degli Apostoli, opera di Padre Nazareno Confaloni. Nel presbiterio è posta la statua della Madonna Assunta (XVI secolo) mentre nella Sacrestia si conserva la tela raffigurante Salomé che assiste alla decapitazione del Battista di scuola romana (XVII secolo)
L’edificio sacro situato fuori dal centro storico, è stato costruito tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo su disegno dell’architetto Enrico Buratti al posto del precedente complesso dei Padri Conventuali. Entrando nella piccola chiesa a navata unica si possono ammirare delle opere di pregevole fattura tra cui la tela con la Madonna con Gesù Bambino e Sant’Anna tra Santa Lucia e San Biagio, donata alla chiesa nel 1729 dalla Società delle tessitrici, realtà economica molto considerata in paese.
L’edificio progettato da Girolamo Rainaldi, fu costruito nel 1625 sulla preesistente chiesa di San Giovanni Battista (VIII-X) e terminato con la cupola ovoidale nel 1672 da Andrea Selvi poi modificato in parte e decorato dall’architetto Luigi Fontana, Nicola Achilli e Mariano Pepi. L’architettura è a croce latina con quattro cappelle laterali e ospita nel presbiterio, all’interno di una gloria barocca, l’immagine sacra della Madonna del Suffragio condotta a Grotte nel 1616. Molti altri preziosi intarsi lignei di epoca barocca e dipinti di pregio delle scuole di Pietro da Cortona e Guido Reni sono qui conservati. La Madonna del Suffragio, legata ad un avvenimento miracoloso che vide salve molte persone precipitate dalla rupe perché accalcate in occasione dell’ingresso della statua in paese, viene festeggiata ogni dieci anni con una processione solenne per le strade del borgo. Di raffinata eleganza è l’Oratorio del SS. Sacramento circondato da un seggio in noce con soffitto ligneo a lacunari sorretto da colonne doriche, i parimenti di legno sono opera di Vincenzo Salotti su disegno dell’architetto Luigi Fontana (1888). Al di sotto della sacrestia, del presbiterio e parte della navata centrale si sviluppa l’Antiquarium composto da un ampio vano e stanze ricavate da tombe rese comunicanti. Molti gli oggetti esposti di varia natura.
Databile tra la fine dell’VIII e gli inizi del VII sec. a.C. il settore B della necropoli di Vigna la Piazza è caratterizzato dalla presenza di sepolture individuali a fossa, spesso inserite in posizione centrale all’interno di un circolo pietre poste a secco.
Il defunto è deposto in posizione supina a contatto diretto con il terreno ma, in alcuni casi, è attestata la presenza del sarcofago ligneo.
Questa stessa area è sfruttata in un secondo momento dall’impianto di circoli di blocchi di tufo squadrati di dimensioni maggiori dei precedenti (6 m di diametro), che racchiudono al loro interno una sepoltura singola in sarcofago litico.
Nel settore A della necropoli sono presenti tombe a camera ascrivibili alla metà del VII e il VI sec. a.C
È l’espressione tecnica e artistica del sistema di pompaggio dell’acqua delle sorgenti poste lungo la valle che scende al lago. Fu costruita dalla “Società italiana per le condotte d’acqua con forza idraulica” per la pubblica utilità e inaugurata nel giugno 1886. Essa garantiva l’approvvigionamento di acqua corrente in paese evitando il pesante trasporto dalle distanti sorgenti le Fontane. La struttura, tra mura curvilinee, è in tufo e si compone di due vasche per l’attingimento e l’abbeveraggio del bestiame.
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