Prato Giardino e Villa Bonaparte

A Viterbo, appena fuori Porta Fiorentina, sul retro della Rocca Albornoz, oggi sede del Museo Nazionale Etrusco, si trova il parco cittadino detto Prato Giardino e, nel piazzale attiguo, l’allora Villa Borghese, il luogo in cui risiedette la Principessa Letizia Cristina, figlia di Luciano Bonaparte e nipote di Napoleone I e dell’altrettanto famosa Paolina Borghese.

Originariamente Prato Giardino, chiamato così sin dal XIV secolo, era molto più esteso, comprendeva il territorio di Villa Bonaparte ed era diviso tra Prato Grande (circa l’attuale estensione del parco) e Prato Piccolo, ovvero l’appezzamento al di là dell’attuale Via della Palazzina, dove fu costruita la Villa.
Il prato era di proprietà della Dogana del Patrimonio e divenne il giardino dei castellani papali e il luogo deputato alle esercitazioni militari dal XIV secolo, ovvero quando il Legato di Papa Clemente VI, il Cardinale Egidio Albornoz fece costruire la sua Rocca. Una notizia poco nota è che al di sotto del prato vi erano i cunicoli che permettevano l’uscita segreta dalla Rocca durante la guerra.

Prato Giardino passò di proprietà tra le famiglie più importanti della città, dai Monaldeschi ai Gatti, arrivando ai Chigi, l’ultima famiglia ad avere la proprietà privata del parco. Ciononostante, mantenne in linea di massima un carattere pubblico. Vi era infatti il diritto di pascolo, come stabilito dal Comune di Viterbo nel 1540:

[…] li Magnifici Signori Priori concedono alli detti conduttori […] le PRATE DEL GIARDINO el grande et el piccolo […] dove […] possino le loro capate tenere ad pascere.

Pratogiardino nella mappa del 1890 di Lorenzo Tedeschi – Archivio Mauro Galeotti

La volontà di rendere il giardino di proprietà civica era sempre più forte, tanto che nel 1735 avvenne la prima votazione per renderlo pubblico. Per sollecitare il voto di assenso, vennero portate differenti argomentazioni: innanzitutto il giardino serviva per la publica deambulatio, ma era anche il luogo adibito alla caccia, al fieno, alle rassegne militari, alle processioni penitenziali, al rifugio dai pericoli (come nel caso del terremoti del 1695 e del 1703), alle esecuzioni capitali e al pubblico abbeveraggio. Infatti, sin dal 1551, era stato pensato un acquedotto in grado di trasportare l’acqua fino al fontanile che dal 1873, per decisione della Giunta comunale, si trova presso il muro di cinta di Villa Whyse (ex Villa Bonaparte).
Ma per avere il Pratogiardino di proprietà comunale si dovranno aspettare ancora 111 anni. Infatti la proprietà su delibera di Papa Benedetto XIV nel 1748 era passata nelle mani di Domenico Longhi, il quale prese possesso delle ragioni utili dei Prati del Giardino, di diretto dominio dei Chigi. Uno detto il Grande, confinante con Chigi Montoro, con il Casino nuovo (Villa Bonaparte) a lui deliberato già di Renzoli, e con la strada che va a Montefiascone; l’altro, il Piccolo, confinante con l’osteria detta della “Palazzina di sopra”, con la strada da due lati, uno verso la Quercia e l’altra verso Montefiascone, in Viterbo fuori Porta S. Lucia (ora Porta Fiorentina).

Fontanile presso il muro di cinta di Villa Whyse

Rimasto di proprietà privata il giardino Piccolo con la Villa Bonaparte-Wyse, il giardino Grande, ad oggi Pratogiardino ma allora chiamato prato spino visto lo stato di incuria, divenne effettivamente pubblico solo dalla metà del XIX secolo.

Viterbo – Porta Fiorentina – Foto Archivio ICCD-GFN, 1908 (fotografia.cultura.gov.it/iccd/)

Approfondimenti

Di Letizia Cristina Bonaparte e del suo monumento funebre nella Cattedrale di Viterbo ne abbiamo parlato in questo approfondimento.

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