Anche il 2024 sta per terminare. Comincia un nuovo anno, il 2025, che speriamo sia grandioso per tutti voi affezionati lettori di Archeocult. Ma, esattamente, perché diciamo “duemilaventiquattro” o “duemilaventicinque”?
Oggi scandiamo il tempo contando gli anni a partire dalla nascita di Gesù Cristo, ma questa convenzione, che diamo per scontata, è il risultato di una storia affascinante e di calcoli non sempre esatti!
Tutto inizia nel VI secolo, quando un monaco di nome Dionigi il Piccolo (Dionysius Exiguus) propose di sostituire il calendario romano, basato sulla fondazione di Roma, con uno che avesse come fulcro l’incarnazione di Cristo. Il suo scopo non era solo pratico, ma profondamente simbolico: mettere al centro della storia il momento più importante per la cristianità.
Ma c’è un problema: Dionigi commise un errore di calcolo! Analizzando i Vangeli e altre fonti storiche, gli studiosi concordano oggi che Gesù nacque probabilmente tra il 6 e il 7 a.C., durante il regno di Erode il Grande, morto nel 4 a.C. Inoltre, ai tempi di Dionigi, il concetto di “anno zero” non esisteva, motivo per cui il nostro calendario passa direttamente dall’1 a.C. all’1 d.C.
Ad adottare il nuovo sistema di datazione fu dapprima la Chiesa, per poi diffondersi lentamente in Europa con Carlo Magno e nel Sacro Romano Impero. Solo secoli dopo, con l’espansione coloniale europea, l'”Era Cristiana” divenne il sistema globale prevalente. Prima di allora, molte civiltà usavano altre cronologie: i romani contavano gli anni dalla fondazione di Roma (753 a.C.), mentre il mondo ebraico usava l’Anno Mundi, basato sulla creazione secondo la Bibbia. Il simbolismo dietro questa scelta riflette l’intenzione di porre Gesù come punto di riferimento universale. Fu solo nel Medioevo che questa idea prese piede realmente, unendo storia, fede e politica.
Cosa ne pensi di questa storia? L’errore di Dionigi ha influenzato tutta la nostra percezione del tempo! Un altro esempio di come la storia, anche nei dettagli più piccoli, sia intrecciata con scelte e vicende più grandi.
