Palma Bucarelli: una donna che l’Italia dovrebbe ringraziare

Ci sono donne che, con carisma e visione, riescono a cambiare la storia e su Archeocult ne abbiamo parlato spesso, da Matilde Serao a Cia degli Ordelaffi.
Palma Bucarelli è una di queste. Non era soltanto una direttrice di museo bensì una rivoluzionaria, una pioniera che ha osato portare il contemporaneo in un Paese ancora intrappolato nei suoi canoni più tradizionali.
Allieva di Adolfo Venturi e Pietro Toesca, Palma si laurea nel 1931 in Storia dell’Arte all’Università di Roma “La Sapienza” e inizia la sua carriera alla Galleria Borghese. Erano anni di fuoco, di tensione muscolare e intellettuale, che sarebbero esplosi nella seconda guerra mondiale, con l’Italia al fronte di nuove battaglie. Il fragore dei bombardamenti scuoteva le città e, tra quei rumori lancinanti, Palma, nel 1941, guidava la sua squadra per mettere in salvo i tesori d’arte della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, di cui era a direttrice, prima donna in assoluto a farlo. Non erano solo dipinti e sculture: erano pezzi di storia, identità culturale, e lei lo sapeva bene. Dove altri vedevano irrimediabile distruzione, lei scorgeva una missione. Si occupò di mettere in salvo centinaia di opere d’arte, proteggendo capolavori della nostra storia culturale nei rifugi di Castel Sant’Angelo e Palazzo Farnese a Caprarola.
Eppure, fu nel dopoguerra che Palma dimostrò tutta la sua audacia. In un’Italia ancora dominata dai pregiudizi e dallo scetticismo verso l’arte contemporanea, lei osò spalancare le porte della GNAM a figure come Picasso, Pollock, Mondrian e Burri. Portò il dibattito sull’arte astratta e informale al centro della scena culturale, sfidando chiunque a negare che anche quell’arte fosse degna di entrare nella storia.
Non furono sfide facili. Nel 1959, l’Italia fu scossa da un acceso dibattito politico intorno alle opere di Alberto Burri, accusate di non essere “vera arte”. Palma non indietreggiò di un passo. Difese Burri e, con lui, il principio fondamentale che l’arte deve essere libera, inquieta, persino incomprensibile, perché solo così può rivelare nuove verità.
Ma Palma non era solo questo. Era anche una donna di stile, di eleganza, che viveva la bellezza come un linguaggio universale. I suoi abiti, ora conservati al Museo Boncompagni Ludovisi, raccontano di una figura che faceva del suo stesso essere un’opera d’arte, un manifesto vivente di modernità e raffinatezza.
Ricordare Palma Bucarelli oggi significa celebrare una donna che ha avuto il coraggio di superare la cortina mentale dell’eterna provincia. Fu la grande protagonista di uno scenario critico della storia italiana, capace di trasformare l’idea del museo, portandolo a essere uno spazio dinamico, attento sia all’aspetto didattico che alla riflessione critica e non solo un asettico contenitore di ingegno reso in arte.
Se la Galleria Nazionale d’Arte Moderna è oggi uno dei luoghi più straordinari per conoscere l’arte contemporanea, lo dobbiamo anche a lei.
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