L’Eros nel Medioevo

Quando si esplora il periodo del Medioevo, spesso ci si immagina un’epoca caratterizzata da repressione e chiusura. Nonostante si tratti di un arco temporale estremamente lungo, dal V al XV secolo d.C., e quindi intriso di molteplici cambiamenti, complessivamente è stato un’era meno repressiva rispetto ad altre. Un periodo in cui le regole erano flessibili, e si viveva e si esprimeva la propria sessualità con notevole libertà.

Nei documenti medievali, il tema del rapporto intimo era trattato come parte integrante della vita, coinvolgendo sia uomini che donne. Questo aspetto è di rilevanza, considerando che in epoche successive, come l’Inghilterra vittoriana del XIX secolo, si sarebbe sviluppato un pensiero che limitava l’interesse femminile per determinati argomenti.

L’eros, ritenuto “normale” nel contesto medievale, ha spinto la Chiesa a cercare di disciplinare l’attività sessuale per renderla più ordinata e regolamentata attraverso norme scritte. L’obiettivo era insegnare ai fedeli come condurre una vita sessuale in armonia con i dettami ecclesiastici. Nasce così una ricca letteratura che analizza dettagliatamente le pratiche sessuali, delineando cosa fosse permesso e cosa no, insieme alle relative punizioni. Va notato che queste regole erano stabilite dal clero, e la penitenza seguiva la confessione di tali azioni.

Approfondiamo alcuni aspetti. Nel XIII secolo, il teologo Alberto Magno si sofferma sulle posizioni considerate adeguate durante l’atto sessuale. Egli classifica tali posizioni in base al grado di “peccaminosità”, asserendo che alcune siano più peccaminose di altre. Addirittura, introduce eccezioni basate sulla stazza fisica dei partner, stilando una graduatoria che va dalla posizione laterale a quella da seduti, fino a quella in piedi. La posizione più gravemente peccaminosa è indicata come quella da dietro, assimilata da alcuni addirittura a un peccato mortale.

Il canonista Uguccione da Pisa si interroga sulla moralità del rapporto sessuale per puro piacere. Dopo un’analisi attenta, conclude che, in molti casi, la donna raggiunge il piacere prima del marito, il quale può “ritirarsi” per evitare la dispersione del seme. Questo punto diventa cruciale nella discussione sulla sessualità ecclesiastica, poiché consente all’uomo di soddisfare la moglie senza peccare.

Per quanto riguarda l’omosessualità, sia maschile che femminile, la condanna morale era particolarmente severa. In caso di mancata confessione, si minacciava l’Inferno, mentre la confessione comportava 10 anni di penitenza, ridotti a 1 se l’esperienza si era verificata in giovane età. Tuttavia, fino alla fine del XIV secolo, non si assistette a una vera persecuzione degli omosessuali, che rischiavano punizioni solo in caso di “flagranza”.

Questi sono solo alcuni esempi di come nel Medioevo si trattava una tematica che, ancora oggi, suscita interesse, offrendoci al contempo uno sguardo sul modo in cui diverse culture affrontavano una sfera così naturale.


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