L'editoria e il caso della Biblioteca Universale Rizzoli
Se è vero che, secondo l’osservazione di Eugenio Garin, non si può fare storia della cultura senza fare storia dell’editoria, allora quest’ultima va trattata con estrema attenzione.
Il mondo editoriale è infatti un macro-ambito complesso, impossibile da considerare come autonomo e indipendente. È un sistema pluridisciplinare che richiede uno sguardo multidirezionale, capace di tener conto di tutti gli aspetti e dei soggetti che inevitabilmente entrano in scena.
La storia dell’editoria è, allo stesso tempo, una storia umana, familiare e relazionale; è una storia economica, ma anche sociale e politica; e ancora, è senz’altro una storia culturale e commerciale.
Nel suo percorso evolutivo, l’editoria, poi configurata come vera e propria industria editoriale, ha dato vita a iniziative che ne hanno profondamente trasformato il modo di essere. È il caso della filiera del tascabile che, a partire dagli anni Cinquanta, ha mutato radicalmente le pratiche di formazione e trasmissione culturale, raggiungendo conquiste memorabili.
Siamo nel 1949, quando una proposta innovativa ha sancito l’inizio del cambiamento.
Nell’anno, in primis, vanno ricordate l’Universale Economica della Colip, finanziata dal Partito Comunista Italiano e caratterizzata da una formula mista che accostava presente e passato, narrativa e saggistica, storia e cronaca, e la Piccola Biblioteca scientifico-letteraria della casa editrice Einaudi.
La vera rivoluzione tuttavia, arriva con la Biblioteca Universale Rizzoli
E perché è così importante?
La BUR è la prima collana a superare concretamente la dicotomia tra cultura alta e popolare.
Si proponeva infatti, di rendere accessibili a tutti le opere capitali, antiche e moderne, di ogni letteratura, offrendo anche ai lettori meno abbienti la possibilità di possedere integralmente i testi fondamentali della tradizione letteraria mondiale. In precedenza infatti, le edizioni economiche erano spesso caratterizzate da riduzioni, tagli e da una scarsa cura editoriale.
Attraverso scelte grafiche e tipografiche oculate, come il piccolo formato, la copertina color grigio sporco e la veste grafica essenziale, la BUR riuscì ad abbassare drasticamente il prezzo di vendita, portando i classici nelle mani di un pubblico che da anni desiderava possederli ma non poteva permetterseli.
La collana si aprì emblematicamente con la pubblicazione de “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni e, come sottolineato nella quarta di copertina, mirava a «pubblicare le opere di cultura a un prezzo accessibile a tutte le borse, nell’intento di consentire a chiunque di avvicinarsi alle massime e più vive voci dello spirito e di formarsi una propria biblioteca».
La BUR sancisce così un principio fondamentale: anche il libro economico, destinato a un pubblico meno agiato, può e deve trasmettere cultura senza ricorrere a tagli o adattamenti, prestando anzi la massima attenzione alla cura dei testi e delle traduzioni.
Non a caso, nel 1952 la collana venne riconosciuta dal Consiglio Esecutivo dell’UNESCO come «iniziativa di importanza e interesse mondiale».
Portando i classici nelle case di un pubblico ampio e diversificato, la BUR segna una tappa fondamentale nel processo di democratizzazione della cultura e dà avvio a una filiera tascabile destinata a cambiare per sempre il modo di fare cultura.
