Essere scultrice nel Rinascimento non era cosa da donne, soprattutto se, nella sua Bologna, è ancora vivo il ricordo di Niccolò Dell’Arca, mentre nel resto d’Italia, esistono divini maestri delle mani come Michelangelo Buonarroti o Benvenuto Cellini, tra i tanti eterni. Eppure Properzia de’ Rossi non si lasciò fermare dai pregiudizi, rendendo gloria alla storia dell’arte e della nostra terra.
Determinata e geniale, la de’ Rossi si è fatta strada nel cantiere della Basilica di San Petronio, a cui fu ammessa, scolpendo figure in marmo con la stessa forza con cui affrontava le difficoltà di una vita travagliata, rocciosa. Vasari la include come unica donna nelle sue “Vite”, tra i ritratti dei grandi del suo tempo e ci racconta di un’esistenza fissa nei contrasti: la perfida invidia di alcuni celebri colleghi, come Amico Aspertini, che tentò di infangarla e ostacolarla in ogni modo, le trappole diffuse del pregiudizio, e, insieme, la stima dei bolognesi – ella si prodiga nell’arte “ con grandissima maraviglia di tutta Bologna”, stupendo e ricevendo apprezzamento anche da coloro che lavorano alla fabbrica di San Petronio, “i quali di ciò furon contentissimi, ogni volta ch’ella facesse veder loro qualche opera di marmo condotta di sua mano” – così dei virtuosi del suo tempo, come il celebre Francesco da Sangallo.
Ma Properzia non viveva di solo talento: era passione, resistenza e instancabile ricerca di affermazione. La sua scultura più famosa, il bassorilievo di Giuseppe e la moglie di Putifarre, è un’opera intensa, quasi un grido d’orgoglio e di libertà. Quelle “tenere e bianchissime mani”, le definisce l’eterno cronista aretino, così abili e mosse dal coraggio tanto da non aver timore di infilarsi “nelle cose mecaniche, e fra la ruvidezza de’ marmi e l’asprezza del ferro, per conseguir il desiderio loro e riportarsene fama”, porteranno Properzia de’Rossi a entrare nella storia come la prima scultrice che l’Europa ricordi, italiana, temprata, ardente, mai troppo celebrata.
La sua memoria, nonostante siano giunte a noi rare opere, sia imperitura. Fu una donna che non si piegò, che pagò il prezzo della sua indipendenza, ma che ancora oggi ci lascia un’eredità di coraggio e bellezza.
