La libreria Shakespeare and Company

Le librerie sono posti magici, luoghi in cui vuoi sempre ritornare, che ti invitano a entrare e a rimanere. Luoghi dai quali non usciresti mai. Sempre a guardarti intorno, a curiosare. Lì il tempo non esiste più, la paura scompare, la bellezza riappare e non ci si sente più soli.

Ce ne sono alcune che sono delle vere e proprie opere d’arte, luoghi da visitare almeno una volta nella vita. Ve ne vogliamo segnalare 10, che sono tra quelle più belle al mondo.

La Shakespeare and Company di Parigi

Per raccontare la storia di questa particolare libreria bisogna parlare di due americani, una donna e un uomo, a cui si deve la creazione di questo luogo che è diventato un’istituzione letteraria nel cuore di Parigi. La storia della Shakespeare and company sulla Rive Gauche della capitale francese inizia nel 1921, quando Sylvia Beach, emigrata statunitense arrivata a Parigi nel 1916 per studiare letteratura francese, decise di aprire la libreria al numero 8 di Rue Dupuytren.

Nel 1921 la sede fu spostata su Rue de l’Odéon e per anni fu il punto d’incontro per alcuni di quegli scrittori che segnarono la storia della letteratura come Hemingway, Kerouac, Pound e Scott Fitzgerald. Inoltre circolavano titoli banditi in Inghilterra e negli Stati Uniti, come L’amante di Lady Chatterley o come L’Ulisse di Joyce, che, censurato in quei due paesi, fu stampato per la prima volta, nel 1922, proprio da Sylvia Beach. Nel dicembre del 1941, il piccolo gioiello librario in Rue de l’Odéon chiuse i battenti, in seguito all’occupazione di Parigi da parte delle forze dell’Asse, e Sylvia fu internata per sei mesi; fra le cause della chiusura però ci sarebbe il rifiuto della Beach di consegnare a un ufficiale tedesco l’ultima copia di Finnegans Wake di Joyce. Con la liberazione di Parigi Sylvia tornò in città e vi rimase fino alla sua morte. La bottega in Rue de l’Odeon fu “liberata” da Hernest Hemingway in persona ma non riaprì più al pubblico.


Nel 1951 inizia la seconda vita della Shakespeare and company. Un nuovo negozio, legato all’originario dal filo rosso dell’anglofilia, fu creato dallo statunitense George Withman. Si trovava al 37 di rue de la Bucherie, Chilometro Zero, il punto in cui iniziano tutte le strade francesi. L’edificio era originariamente un monastero e a George piaceva fingersi un frère lampiere, un monaco che aveva il compito di accendere le lampade al calar della notte. Diceva: “Sono il frère lampiere qui adesso. È il ruolo modesto che interpreto”.

Il negozio si chiamava Le Mistral, ma nell’aprile del 1964, nel quattordicesimo anniversario della nascita di Shakespeare, George lo cambiò col nome attuale, in onore di Sylvia Beach, chiamando anche la sua unica figlia col nome della libraia statunitense che tanto ammirava. Attraverso la sua libreria, Whitman cercò di portare avanti lo spirito del negozio della Beach, che divenne presto un centro per la vita letteraria degli espatriati a Parigi. La filosofia di George era incentrata sull’essere ospitale. Tanto che fin dal primo giorno di apertura scrittori, artisti, intellettuali furono invitati a dormire tra gli scaffali e le pile di libri del negozio, su piccoli letti che durante il giorno fungevano da panche. Da allora furono più di 30.000 i Tumbleweed che soggiornarono nella libreria. Era così che George chiamava, dal nome dei cardi rotolanti che vagano trasportati dal vento, tutti quegli scrittori erranti che non sapevano dove fermarsi a Parigi o avevano bisogno di concentrazione per scrivere le loro opere. A ogni Tumbleweed venivano chieste tre cose: leggere un libro al giorno, aiutare in negozio per qualche ora al giorno e lasciare un’autobiografia di una pagina. Migliaia di queste autobiografie sono state raccolte e ora formano un archivio incredibile, che cattura generazioni di scrittori, viaggiatori e sognatori che hanno lasciato pezzi delle loro storie.


George Whitman considerava la sua libreria un’opera d’arte: “Ho creato questa libreria come se un uomo scrivesse un romanzo, costruendo ogni stanza come un capitolo, e mi piace che le persone aprano la porta nel modo in cui aprono un libro, un libro che conduce in un mondo magico nella loro immaginazione”.


Dal 2006 quest’opera d’arte è passata alla figlia Sylvia. È lei la nuova frère lampiere! Gestisce l’azienda alla stessa maniera del padre, fedele alle tradizioni ma senza rinunciare alle innovazioni. Ha istituito il Premio Letterario Parigi, un concorso di novelle aperto a scrittori inediti di tutto il mondo; inoltre continua a ospitare almeno un evento letterario gratuito a settimana e tra gli ultimi progetti c’è una divisione editoriale di Shakespeare and Company.

L’atmosfera che si respira è sempre magica: un negozio straripante di libri di ogni tipo, scaffali che arrivano fino al soffitto, un luogo dove poter incontrare gente, soprattutto giovani, di ogni genere e colore. Ancora oggi la libreria conserva quello spirito dell’accoglienza e dell’ospitalità che era nell’idea originaria di George Whitman. Non perdete l’occasione, cari lettori, di visitare questo luogo, dove è ancora vivo il motto di Whitman: “Non essere inospitale con gli stranieri, potrebbero essere angeli mascherati”.

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