Il Pastura: il Maestro nell’ombra del Rinascimento Viterbese

Il patrimonio artistico di Viterbo è intriso di storie affascinanti e di opere d’arte che testimoniano l’evoluzione della pittura nel Quattrocento. Dopo il passaggio dell’astro di Lorenzo da Viterbo, di cui non si hanno più notizie dal 1473, il genio pittorico della città passò nelle abili mani di Antonio del Massaro, noto come il Pastura, che ha lasciato un’impronta indelebile sulla scena artistica viterbese.

Antonio del Massaro

Il nome di Antonio del Massaro potrebbe non essere immediatamente riconoscibile, ma il suo contributo alla pittura viterbese nel XV secolo è di notevole importanza. Nato a Viterbo nella metà del Quattrocento, il Pastura divenne uno degli esponenti chiave della scuola pittorica locale. La sua carriera si distinse per l’impeccabile maestria artigianale.

Nel contesto del Quattrocento, Antonio del Massaro operò affiancandosi a due luminari della pittura umbra contemporanea: il Perugino e il Pinturicchio, che ebbe modo di studiare e vedere all’opera a Roma. Questa collaborazione influenzò la sua arte, portandola ad un dialogo coerente e accattivante. Dai primi passi a Roma, dove firmò gli Statuti dell’Arte e Università di San Luca nel 1478, alle successive commissioni a Orvieto e al Vaticano, il Pastura si impose come una figura di rilievo.

La fortuna critica e il rilancio ottocentesco

Nonostante la sua importanza, il nome del Pastura fu inizialmente dimenticato nel corso dei secoli. Giulio Mancini nel 1610 ne mostra una conoscenza confusa, ma l’Ottocento fu testimone di un rinascimento critico. Il gusto purista e preraffaellita dell’epoca rilanciò il Perugino e il Pinturicchio e, con loro, Antonio del Massaro. Nel 1901 fu persino uno dei primi pittori italiani a ottenere una monografia dedicata, pubblicata da Steinmann.

La formazione artistica e le influenze

La formazione artistica del Pastura, pur non completamente chiara nei dettagli, ebbe luogo a Roma, a contatto con i grandi maestri chiamati da Sisto IV. Le collaborazioni con il Perugino e il Pinturicchio lo plasmarono e ne derivò una maniera di dipingere uniforme e delicata che mantenne nel corso degli anni, seppur con leggere variazioni e deviazioni.

Collaborazioni e successi: l’appartamento Borgia

Il momento culminante della carriera del Pastura fu la partecipazione alla decorazione dell’appartamento Borgia in Vaticano. Lavorando accanto a Pinturicchio e ad altri collaboratori, il Pastura fu stimolato dalla presenza degli altri pittori, dalle loro idee e dalla vivacità del dibattito artistico che si generava. Le sue composizioni nella Sala delle Arti Liberali, con figure come la Retorica e la Musica, quasi unanimemente a lui attribuite, dimostrano una maestria artistica che fonde armoniosamente il suo stile con gli influssi dei grandi maestri dell’epoca.

Viaggi tra Orvieto e Tarquinia

Dopo Roma, probabilmente grazie proprio a Pinturicchio, il Pastura fu chiamato a lavorare nel duomo di Orvieto e successivamente a Tarquinia. Gli affreschi del coro del duomo di Tarquinia, datati 1508-1509, rappresentano il punto culminante nella sua carriera. La decorazione, sebbene danneggiata nel corso dei secoli, rivela la maestria del Pastura nella rappresentazione di figure sacre e di scene religiose.

Eredità artistica

La morte del Pastura nel 1516 segnò la fine di una carriera significativa. Sebbene il suo nome possa non risplendere con la stessa intensità di altri maestri rinascimentali, la sua eredità artistica vive attraverso le opere sparse nei musei e nelle chiese di Viterbo e oltre. La riflessione artistica del Pastura, unita alla sua maestria tecnica, offre una finestra preziosa sulla pittura del Quattrocento nella regione.

Il Museo di Viterbo: Custode dell’Eredità del Pastura

Il Museo di Viterbo ospita due opere del Pastura: la “Madonna con Bambino tra santi” e il “Presepe con San Giovanni Battista e San Bartolomeo” , offrendo ai visitatori l’opportunità di immergersi nell’arte del Quattrocento e di scoprire la figura affascinante di Antonio del Massaro.

Il “Presepe” fu commissionato nel 1488 da Pietro Paolo e Margherita Guizzi per il loro altare che si ergeva originariamente accanto alla cappella Mazzatosta in Santa Maria della Verità. L’iscrizione sulla mangiatoia attesta la data e i nomi dei committenti.

Nel corso dei secoli l’opera è stata oggetto di diverse interpretazioni e giudizi. Nel tardo Ottocento, l’Altare Guizzi fu erroneamente attribuito a Spagna, ma fortunatamente, grazie agli sforzi di studiosi come Steinmann, il merito ritornò al Pastura. Critici come Venturi hanno rilevato l’influenza del Perugino, sottolineando la maestria tecnica di Antonio del Massaro.

Le opinioni dei critici d’arte si sono susseguite nel corso dei secoli, oscillando tra valutazioni contrastanti. Mentre alcuni, come il van Marle, elevano l’opera tra le migliori del Pastura, altri ne sottolineano una presunta “riduzione provinciale” delle forme del Perugino. Tuttavia è fondamentale apprezzare il modo in cui il Pastura adattò i modelli perugineschi alla sua visione artistica unica, evitando di cadere nell’imitazione.

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