Il libro tra televisione e Internet

Quando in Europa nacque il fenomeno della televisione, ci fu chi lo interpretò in senso catastrofico: alcuni ritennero che avrebbe coinciso con la fine della cultura scritta, immaginando un mondo in cui i messaggi immediati avrebbero sostituito quelli della scrittura – lettura.

Fu in questo contesto che nel 1962 l’UNESCO lanciò il programma per lo sviluppo del libro nel mondo, affidato a Julian Behrstock. Il gruppo analizzò la situazione globale del libro e promosse iniziative soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Nel 1981 il programma si concluse con un congresso a Londra: i risultati erano incoraggianti e smentivano le previsioni pessimistiche.

La produzione libraria era raddoppiata e si poneva persino il problema della carta, anche grazie al successo del tascabile che, negli anni Cinquanta, diede un notevole impulso.

La televisione: sostegno o sfida?

Se la televisione rappresentava l’unico concorrente del libro, paradossalmente ne appariva anche come un alleato. In che senso?

La televisione non è interattiva: non la si può interrogare, rivolgerle spiegazioni, né è possibile intervenire nella produzione dei contenuti.

Sappiamo che il cervello umano ha una capacità limitata di elaborare informazioni, dell’ordine di 40-50 bit al secondo. La lettura si svolge a un ritmo di circa 20-30 bit al secondo, lasciando un margine sufficiente per l’apprendimento, la valutazione e la critica del testo. L’immagine televisiva invece, impone una quantità enorme di dati, spesso in modo caotico e fugace.

Il libro è stabile: la lettura è un procedimento complesso che richiede continui ritorni e variazioni di ritmo, durante i quali il lettore costruisce liberamente il proprio significato in dialogo con l’autore. La televisione, di contro, fornisce materiali alla vista e all’udito con un’ampiezza, una precisione e un’efficacia senza paragoni. Si potrebbe dire che pone un’infinità di domande non sempre pertinenti, mentre la lettura offre strumenti di risposta che l’individuo può elaborare ed estrapolare dal testo secondo le proprie esigenze.

Questo, almeno in parte, spiega perché la lettura sia apparsa come un complemento necessario alla ricezione televisiva, traendone persino vantaggio grazie all’ampliamento dell’esperienza offerta dalle immagini.

L'informatica: come cambia la lettura

Se negli anni Ottanta si poteva essere ottimisti, è negli anni Novanta che si assiste ad un’espansione rapida dell’informatica che cambiò lo scenario.

Il passaggio dal supporto cartaceo allo schermo fu rapido: enciclopedie e contenuti migrarono sul Web, realizzando il “villaggio globale” di McLuhan: non vi è più terra incognita, niente è più distante da nulla, tutto è sotto i nostri occhi; questo non significa che tutti sappiano tutto, i cinquanta bit al secondo restano un limite del cervello umano.

La banalizzazione di ciò che era l’eccezionale e l’imprevisto, ha cambiato il concetto stesso di esotico. La diffusione massiccia di dati ha inciso soprattutto sul romanzo, favorendo una lettura oggettiva, con l’informazione documentaria che prende il sopravvento sulla stimolazione dell’immaginazione.

La situazione sembrerebbe indurre alla rassegnazione, ad arrendersi alla progressiva scomparsa della lettura letteraria; oggi però, sappiamo che le cose sono andate diversamente.

La lettura non è scomparsa: si sta piuttosto trasformando. L’atto del leggere resta un’azione complessa e libera, diversa dalla fruizione passiva dei media digitali.

Non si tratta quindi di una fine, ma di un cambiamento.

Si può parlare, forse, di un nuovo “illetterismo“? Dell’incapacità, per una persona in grado di leggere, di usare davvero i testi: proprio come si chiedeva J. L. Austin: “How to do things with words?”.

Per concludere, è necessario chiedersi se, nell’epoca attuale della rapidità estrema, fatta di scroll, notifiche e testi consumati in pochi secondi, la lettura stia subendo un’ulteriore trasformazione. Se essa si è già spostata dal libro allo schermo e da una fruizione continua a una più frammentata, che cosa significa oggi leggere davvero?

 

Condividi :