Il celebre capitano di ventura Erasmo Stefano da Narni, detto “il Gattamelata”, nacque nel 1370. Sulla facciata della casa in cui visse a Narni, sulla via omonima dedicatagli, è possibile vedere una lapide con la sua celebre frase «Narnia me genuit / Gattamelata fui».

Figlio di Paolo Angeloni, un fornaio di Duesanti (cittadina vicino Todi) e Melania Gattelli, alla quale deve presumibilmente l’appellativo “Gattamelata”, come sostiene il suo biografo Giovanni Eroli: «per la dolcezza de’ suoi modi congiunta a grande astuzia e furberia, di cui giovossi molto in guerra a uccellare e corre in agguato i mal cauti nemici e pel suo parlare accorto e mite dolce e soave». Secondo un’altra ipotesi l’appellativo gli derivò dal cimiero a forma di gatta color miele che il condottiero era solito indossare in battaglia.
Il Gattamelata si formò nella scuola di Braccio da Montone (alla nascita Andrea Fortebraccio) e Niccolò Piccinino per poi entrare al servizio della Repubblica di Firenze, dello Stato Pontificio sotto Martino V (tra il 1427 e il 1434) e, in ultima istanza, della Repubblica di Venezia (nel 1439). Durante la sua carriera di uomo d’armi fu protagonista di molte gesta ed eventi importanti, come ad esempio la guerra contro i Visconti e la riconquista di Verona al fianco di Francesco Sforza.
Il 1440 è l’anno in cui il condottiero si ritirò, ormai infermo, a Padova. Lì morì solo tre anni dopo, il 16 gennaio del 1443, e fu sepolto nella Basilica di Sant’Antonio. Probabilmente per volontà del figlio Giannantonio o di Giacoma della Leonessa, vedova del capitano, venne fatta realizzare in suo onore una grande statua equestre in bronzo, commissionata a Donatello e realizzata tra il 1446 e il 1453.
Il Gattamelata venne inoltro onorato dalla Repubblica di Venezia, a cui rimase sempre fedele, con l’iscrizione al libro d’oro del patriziato.
