Plautilla Nelli, Sofonisba Anguissola, Lavinia Fontana, Marietta Robusti, Antonia Doni, Elisabetta Sirani e Properzia de’ Rossi (che, per chiara somiglianza nel cognome, potremmo mettere in panchina nel ruolo di commissario tecnico). Ecco il dream team della pittura al femminile, la nazionale italiana delle pittrici che hanno reso onore alla densa storia dell’arte italiana in due secoli di Bellezza, ben prima della più nota Frida Kahlo e oltre la celebre Artemisia Gentileschi. Ovviamente, l’elenco non può limitarsi solo a queste figure. Nomi dimenticati, poco celebrati: questione di narrazione, o forse no?
Dal Cinquecento al Settecento: due secoli di raggiante bellezza. Le “pittoresse” hanno avuto vite straordinarie e difficili, accennate sottovoce o gridate al mondo, come quella di Sofonisba Anguissola, pittrice di fama internazionale, che lavorò alla corte di Filippo II di Spagna, diventando famosa per i suoi ritratti innovativi e psicologicamente intensi, come quelli di Elisabetta di Valois.
Alcune erano figlie d’arte, come Marietta Robusti, detta “Tintoretta” per via del padre Tintoretto, che ereditò lo stile energico del padre, ma non ebbe una carriera lunga a causa della sua morte prematura. Poi c’è Antonia Doni, la secondogenita del maestro Paolo Uccello, che, benché meno documentata, viene citata nel necrologio come un raro riconoscimento formale di una donna artista nel Rinascimento. E ancora Plautilla Nelli, suora e pittrice, fu la prima donna a essere menzionata nelle Vite di Vasari. Le sue opere, principalmente di carattere religioso, come l’iconica Ultima Cena, rappresentano un esempio di come la sua arte sfidasse le restrizioni imposte alle donne del suo tempo.
Lavinia Fontana, autrice di uno dei dipinti più audaci del XVI secolo, Minerva in atto di abbigliarsi, è celebrata per la sua capacità di fondere audacia erotica e alta raffinatezza artistica. Come Roberta Scorranese ricorda sul Corriere della Sera, in un’epoca in cui l’arte femminile era spesso confinata a soggetti più convenzionali, Fontana rompe gli schemi mostrando Marte che palpa una natica di Venere. Infine, Properzia de’ Rossi, scultrice bolognese e pioniera nel suo campo, è ricordata non solo per le sue grandi sculture in marmo, come quelle nella Basilica di San Petronio a Bologna, ma anche per la sua straordinaria abilità nello scolpire materiali minuti. Le sue sculture su queste pietre, come il celebre Stemma della famiglia Grassi, rappresentano un unicum nell’arte rinascimentale. Properzia sfidò non solo i limiti artistici ma anche le convenzioni sociali del suo tempo, come dimostrano i suoi numerosi conflitti con altri artisti, tra cui il suo rivale Amico Aspertini.
Nomi che costruiscono una visione del mondo che non concorre con quella maschile, ma che eterna una propria affermazione chiaramente indipendente, nonostante le eventuali influenze tecniche della bottega paterna o delle committenze. Le fonti non concordano sul primato della “prima pittrice donna”, ma tutte loro, con la loro maestosa arte, hanno contribuito a rendere grande la storia di questo Paese, e vi suggeriamo di approfondire le loro vite con calma, magari davanti a una tazza di tè, mentre fuori impazza ottobre.
