Giugno 1270, Maggio 2025: la storia, millenaria, si ripete.
Scostate dalla pietra le grandi ante di legno e serrati i chiavistelli delle porte monumentali della città, Viterbo viene blindata. Annibaldo, Ottobono, Gottifredo, Guillame, assieme agli altri cardinali, ben 19, sono presi con la forza e costretti nel palazzo papale dagli armigeri di Raniero Gatti, capitano del popolo. La grande porta scura si chiude a chiave e non sarà aperta fino all’elezione del nuovo Papa. Non si può più tardare, il mondo è in attesa. Ma quel nome non salta fuori da due anni: troppi i compromessi, troppe le pressioni dai francesi D’Angiò. Il tetto del palazzo viene scoperchiato, la torre dei bagni è interdetta, le razioni di cibo limitate. I cardinali sono prigionieri della fede e della politica, non hanno più limiti tra la terra e il cielo, tra loro e lo Spirito Santo, è nel pieno la battaglia tra potere temporale e potere spirituale. Devono decidersi.
In quei respiri affannati, in quelle vesti sudate, tra i nervi che gonfiano i volti dalla tensione, si sta scrivendo una grande parte della storia dell’Occidente: sta nascendo il conclave, il primo della storia, con cui ogni Pontefice verrà eletto al soglio nei secoli. Viterbo entra nella storia del mondo, anche per essere stata la città che ha ospitato la più lunga e difficile elezione di un Papa nella storia millenaria della Chiesa: 1006 giorni. Al culmine di quel tribolato cammino, viene eletto al soglio pontificio Tedaldo Visconti, Gregorio X, che genererà, nel 1274, la Ubi periculum, costituzione apostolica per mezzo di cui è istituzionalizzata la forma e la funzione del Conclave e che, per oltre settecento anni, rimane viva, seppur tra molti travagli, fino agli aggiornamenti voluti da Giovanni Paolo II nel 1996 con l’estensione della Universi Dominici Gregis.
Quelle stanze del Palazzo dei Papi, celebrate da Benedetto XVI e da Giovanni Paolo II come luogo sacro, senza tempo, incorrotto, ogni giorno accolgono centinaia di visitatori e sono, ancora oggi, motivo di narrazione e fascino. I fatti del Conclave sono stati d’ispirazione anche per il celebre scrittore americano Glenn Cooper nel suo romanzo “L’ultimo conclave” e per Orson Welles per il suo “Otello”.
A testimonianza di quei giorni sopravvive, incorrotta, una pergamena – documento di grande rarità per il suo stato di conservazione – ancora oggi a corredo della lettera vi sono i sigilli in cera lacca originali con gli stemmi dei cardinali che presero parte al conclave – e per quella definizione che, per prima, riporta ai fatti di quegli anni, confermandoli: palagio discoperto, ossia palazzo scoperchiato – oggi conservata al Palazzo dei Papi, redatta l’8 giugno 1270 che riporta queste parole: “Noi, per commiserazione divina, Vescovi, Presbiteri e Diaconi Cardinali della Sacrosanta Romana Chiesa, avendo compassione con fraterno affetto per l’infermità del Venerabile fratello nostro Enrico [«Bartolommei» di Susa] Vescovo di Ostia e Velletri, commandiamo a Voi Alberto di Montebuono [per Pietro Savignoni è «Montebono»], Podestà del Comune di Viterbo, e Raniero Gatti, capitano del popolo Viterbese, di concedere, per quel debito di fedeltà che vi lega a noi ed alla Chiesa Romana, libertà di uscita immediata allo stesso Vescovo da questo palazzo in cui siamo chiusi e di non trattenerlo più a lungo contro la sua volontà, avendo egli per la sola attuale vacazione della Santa Sede rinunciato, davanti a noi elettori del Romano Pontefice, al suo diritto e voto e dichiarato che, nonostante la sua assenza, terrà per valida e gradita quella elezione del Romano Pontefice che verrà da noi compiuta senza di lui e del suo assenso. Dato a Viterbo dal Palazzo Episcopale discoperto questo dì 8 Giugno 1270 vacando la Sede Apostolica”.
