Come è nato il turismo?

Thomas Cook non poteva immaginare ciò che la parola “turismo” avrebbe generato nelle società a venire.
Solo il nostro Paese nel 2023 ha registrato 851 milioni di presenze che hanno generato un impatto economico sui territori di oltre 84 miliardi di euro (La Stampa). Con ben altro spirito, il 5 luglio 1841, il pastore protestante inglese organizza il primo viaggio turistico di gruppo, segnando l’inizio di una nuova era.
In occasione di un grande raduno a Lougborough, mette in piedi un viaggio di 20 km, in treno da Leicester, al prezzo popolare di uno scellino. Nell’aprile 1865, invece, apre la prima agenzia viaggi del mondo a Londra, in Fleet Street: la Thomas Cook & Son, fallita nel 2019. Qualche anno dopo, nel 1872, con il proliferare degli affari grazie alle nuove filiali aperte, realizzò un giro del mondo in 222 giorni. Nel 1878, invece, condusse a Parigi, per l’Esposizione Universale, 75.000 inglesi, incrementando sia il turismo di massa che quello d’élite.
Con i primi viaggi organizzati l’attività turistica diventa un fenomeno di gruppo; al visitatore vengono dati buoni albergo, una sorta di voucher e viene creata nel 1872 la circular note, antesignana dei traveller’s cheques (assegni turistici), introdotti nel 1891.
La cultura del viaggio per tutti.
Dai passi dei pellegrini del medioevo sulla via Francigena, a Thomas Cook, passando per il Grand Tour, che ha lasciato il segno nelle giovani generazioni aristocratiche del XVIII secolo. Esse giungevano in Europa, specie in Italia, per formarsi godendo dell’età classica, della cultura, dell’arte senza tempo e che tanta arte ha restituito, da Piranesi a Canaletto, fino a Bellotto, William Turner e Jean-Baptiste Camille Corot, che hanno riportato in patria anche i paesaggi della Tuscia, come quello della rocciosa e antichissima Nepi o umbri come quello di Narni.
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