Sopra le nostre teste fluttua Samantha Cristoforetti, mentre a terra i teoremi di Emmy Noether continuano a ispirare la matematica mondiale. Incredibili storie di affermazione e coraggio per il mondo che però rispondono, nel merito e nella capacità, a un eco lontano che arriva dal XVII secolo. Un racconto che, come sempre, incorona l’Italia nel primato del genio e della virtù. Chiudete gli occhi, dunque, e provate a immaginare una sala gremita nella maestosa cattedrale di Padova.
Il profumo del legno dei banchi, il vociferare dei presenti con i loro cappelli colorati. È il 25 giugno 1678. Gli sguardi sono fissi su una giovane donna: Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, figlia di una nobile famiglia veneziana, minuta ma imponente nella sua determinazione. Per la prima volta, una donna sta per ricevere una laurea, un traguardo ritenuto fino a quel momento impossibile. Le stesse voci degli astanti si sommano, furbe e taglienti, figlie di un tempo trascorso: “È una follia! Le donne non sono fatte per pensare!”. Eppure, Elena è lì, pronta a sfidare il mondo.
Nata a Venezia nel 1646, Elena fu una bambina prodigio. Sotto la guida di suo padre, Giovanni Battista Cornaro, e di illustri maestri, approfondì il greco, il latino, l’ebraico, oltre al francese e al castigliano. Ma non si fermò alle lingue: si dedicò con passione alla filosofia, alla teologia, alla matematica, alla musica e alle scienze naturali. La sua formazione fu unica e rivoluzionaria, frutto di un contesto familiare privilegiato e di una determinazione senza pari. La sua educazione non era un capriccio, ma un’arma, un atto dinamitardo in un’epoca in cui le donne potevano essere muse, ma non pensatrici.
Elena desiderava laurearsi in teologia, ma incontrò l’opposizione del cardinale Gregorio Barbarigo, che giudicò inconcepibile conferire a una donna il titolo di dottore in una materia così prestigiosa. Dopo lunghe trattative, il compromesso fu la laurea in filosofia, che ottenne in una cerimonia solenne. Con il supporto del filosofo Carlo Rinaldini, suo mentore, Elena presentò una dissertazione in latino davanti al Sacro Collegio, ricevendo le insegne dottorali e la corona d’alloro. Le generazioni salutarono la prima donna laureata al mondo.
Elena morì prematuramente a soli 38 anni, nel 1684, ma il suo impatto fu indelebile come quello di un meteorite che si schianta sulla storia. Ella aprì una strada che molte altre avrebbero seguito. Ogni pioniera è parte di una catena che continua a spezzare maglie a volte troppo strette.
Il suo spirito vive ovunque il sapere diventi atto di ribellione e speranza. La sua eredità ci insegna che il sapere non ha limite e che ogni sogno può diventare realtà, se portato avanti con coraggio.
