25 luglio: 97 anni dalla morte di Matilde Serao
Con la penna in mano, mentre faceva quello che sapeva fare meglio: scrivere. È così che la morte colse Matilde Serao. Lei, la prima donna a fondare un giornale in Italia, è forse una di quelle figure femminili, vissute a cavallo tra Ottocento e Novecento, così ingiustamente poco celebrate.
Giornalista, scrittrice, imprenditrice, grazie alla sua indole coraggiosa e irriverente, inaugura un nuovo modo di fare giornalismo, inteso come strumento di formazione e testimonianza.
Trasferitasi da Napoli a Roma esordì come prima donna redattrice per il giornale “Capitan Fracassa”, scrivendo dalla cronaca rosa alla critica letteraria. In questa occasione conobbe Edoardo Scarfoglio, suo editor, poi marito. Oltre che un matrimonio, il loro rapporto, che nacque da uno scontro, proseguì come unione intellettuale e professionale: insieme fondarono “Il Corriere di Roma”, “Il Corriere di Napoli” e “Il Mattino”.
Accanto a questa attività giornalistica, la Serao porta avanti la sua opera di narratrice, che comprende oltre quaranta volumi fra romanzi e novelle, attraverso i quali ci racconta una #Napoli pullulante di sottoproletariato ma anche la piccola borghesia di fine Ottocento. Il suo stile incerto e un linguaggio acerbo le valsero le critiche di molti ma la sua potenza espressiva e comunicativa conquistò Croce, Carducci e D’Annunzio, che le dedicò anche un romanzo.
La fine dell’esistenza di Matilde Serao è memorabile, così come la sua vita. Fu una giornalista, dall’inizio alla fine.
“Dal primo giorno che ho scritto, io non ho mai voluto né saputo essere altro che una fedele e umile cronista della mia memoria”.
