Anche i grandi sbagliano: Michelangelo e le corna

Immagina di essere a Roma, nella chiesa di San Pietro in Vincoli.
Ti avvicini all’imponente scultura di Michelangelo, il Mosè, concepita all’alba del Cinquecento. Il primo dettaglio che cattura la tua attenzione? Le corna sulla sua testa. Ma perché Michelangelo avrebbe aggiunto queste strane appendici alla sua opera?
La chiave del mistero si trova in una traduzione errata della Bibbia. Nell’originale ebraico, il racconto del volto di Mosè raggiante dopo aver parlato con Dio vede impiegata la parola “karan” che significa “raggi di luce”, “luminoso”. Tuttavia, nella traduzione latina della Vulgata di San Girolamo, “karan” viene tradotto come “keren”, quindi “cornuto”, da qui le corna. Michelangelo, fedele alla tradizione del suo tempo, scolpì il Mosè con queste corna, che oggi attirano tanto stupore quanto curiosità.
Le corna non sono solo un errore. Alcuni ritengono che Michelangelo, noto per la sua genialità e profondità di pensiero, volesse sottolineare la maestosità e l’autorità del Mosè; altri ancora interpretano le due protuberanze come un’allusione alla luce divina, una sorta di aureola. Simbologie, interpretazioni, suggestioni. La scultura, parte del monumento funebre di Giulio II, è carica di emozioni. Michelangelo ha catturato Mosè in un momento di tensione e potenza, con le tavole della legge in mano e un’espressione di intensa determinazione. Le corna, pur essendo un dettaglio controverso, aggiungono un ulteriore strato di complessità al capolavoro.
La prossima volta che visiterai Roma, non perdere l’opportunità di ammirare da vicino il Mosè di Michelangelo. Lasciati affascinare dai dettagli, dalla maestria dell’artista e dal racconto nascosto dietro
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