Niccolò Paganini fu una rockstar. Suonava un violino chiamato “Cannone” e si dice avesse stretto un patto col diavolo.
La sifilide gli aveva fatto rientrare la bocca poiché perse tutti i denti a causa del mercurio impiegato per curarla. Quando si esibiva, vestito di nero, pareva uno scheletro maligno in frac. Sul palco, si procurava lesioni ai polpastrelli, tanta era l’intensità della sua arte. Girò l’Italia tre volte, poi l’Europa; il suo cadavere, considerato quello di un eretico, fu imbalsamato e conservato, inizialmente, nella cantina del palazzo in cui morì.
Ai suoi concerti assistettero Chopin e Liszt; fu amico di Rossini e, stimato da Metternich, venne nominato dall’imperatore Francesco II suo virtuoso di camera. Paganini fu una rockstar ma, soprattutto, uno dei più importanti musicisti della storia del mondo, un grande italiano e un fiero genovese.
