Il coraggio di una donna: la guerriera che ha sfidato il Papa

“Ogni cosa giusta rivela il suo contrario”, cantava Caparezza. Impossibile dire, col senno presente della storia, quale sia la parte giusta, ma di sicuro per una Giovanna D’Arco che combatte per Dio c’è una Cia degli Ordelaffi – nata Marzia degli Ubaldini – che pugna per la gloria e per Cesena, patria sua, con la forza e la preparazione di una signora delle armi.
Cesena, 1354. L’arsura sotto l’elmo e il sudore che inzuppa l’infula e la testa. Qualche strillo ai propri fanti, gli ultimi comandi: bisogna combattere forte stavolta, davanti c’è l’esercito pontificio schierato in gran numero. Al vento si muove la stoffa pesante delle insegne papali e di fronte anche quelle di Cesena: bisogna difendere la città dall’assalto del cardinale Egidio Albornoz, inviato dal Santo Padre a riprendere possesso dei castelli in terra romagnola. Tra questi c’è quello di Cesena, governato dal signore Francesco Ordelaffi, marito di Cia (degli Ordelaffi). Proprio lui invierà la moglie a respingere l’attacco dei pontifici: gli Ordelaffi erano un osso duro anche per Innocenzo VI, ultimi in Romagna, difatti, a sottomettersi al potere pontificio.
Francesco e Cia soli contro il grande potere: se avessero voluto estorcergli la patria, avrebbero dovuto combattere fino alla fine. Alla testa dei suoi uomini, la condottiera si comporta “non come femina, ma come vertudioso cavaliere”, secondo il cronista Matteo Villani. Monta a cavallo, striglia i suoi e respinge gli assalti guidati da Carlo di Dovadola dei Conti Guidi, valoroso uomo d’arme, fidatissimo del comandante Albornoz.
Marzia si ripete, decisa a tutti i costi a difendere i possedimenti del marito, nel frattempo colpito dalla scomunica e da una crociata intentata contro di lui a Forlì. Nel 1357, è al comando di oltre cento cavalieri e diverse schiere di fanti, quando Cesena verrà nuovamente attaccata dall’Albornoz. Questa volta verrà sconfitta, ma combatterà fino all’ultimo coi suoi, contro le macchine d’assedio e il tradimento, mentre la città capitolava sotto la pressione delle rinvigorite armi papali e della rivolta interna di molti cittadini cesenati in favore dello Stato pontificio. Sarà imprigionata, seppur con l’onore delle armi, ad Ancona.
Le sue vicende, tra cronaca e romanzo, si perdono nei giorni ma rimane di lei il mito di una donna fortissima ed esemplare, la cui integrità e capacità costruisce il mito che trascende ogni facile etichetta, divenendo, specie in epoca moderna, riferimento patriottico, archetipo del coraggio. Matteo Villani ci ricorda il peso del suo animo “ardito e franco, più che virile”. A quello spirito di sacrificio, con la forza di cento leoni, rendiamo omaggio. Nel nome, un destino: Marzia, consacrata al dio Marte.
Condividi :