La lingua madre, detta anche lingua materna, lingua nativa o prima lingua (L1), è la lingua che si apprende fin dalla nascita, di solito parlata dai genitori e in generale dagli antenati. Si apprende la lingua madre tramite acquisizione linguistica, un processo spontaneo con cui il parlante impara a comprendere la lingua e a riprodurla. Per promuovere la lingua madre, la diversità linguistica e culturale e il multilinguismo, l’Unesco istituì nel 1999 la Giornata internazionale della Lingua Madre ma essa venne effettivamente festeggiata e a partire dall’anno dopo. La data del 21 febbraio ha un significato preciso: serve a ricordare gli eventi del 1952, quando la polizia pakistana uccise degli studenti dell’Università di Dacca mentre protestavano affinché il bengalese fosse riconosciuto come lingua ufficiale.
L’italiano è la lingua madre di circa il 90% degli italiani. Bisogna ricordare che la legge 482 del 15 dicembre 1999, pur riconoscendo l’italiano come lingua ufficiale, tutela la lingua delle minoranze (art. 6 della Costituzione): albanese, catalano, croato, francese, francoprovenzale, friulano, germanico, greco, ladino, occitano, sardo e sloveno. Per effetto del multiculturalismo e della globalizzazione, sono presenti ad oggi in Italia anche comunità che hanno per lingua madre l’arabo, il rumeno, il cinese ecc.
L’italiano è discendente diretto del volgare fiorentino trecentesco, lingua che Dante scelse per comporre la “Commedia”: lo straordinario successo dell’opera rese chiaro che lo scrivere in volgare non poteva in alcun modo prescindere dal al conoscere il fiorentino. Fu Pietro Bembo nelle “Prose della volgar lingua” (1525) il primo a codificare il modello linguistico di Firenze ma dovremo aspettare Alessandro Manzoni affinché il fiorentino fosse elevato a modello linguistico nazionale, con la pubblicazione nel 1842 de “I promessi sposi”.
Si noti che le lingue neolatine (o romanze), di cui l’italiano è parte, sono comprese nel macrogruppo delle lingue indoeuropee: esse presentano negli stadi più antichi forti concordanze a livello fonetico, morfologico e lessicale tali da far pensare che queste lingue fossero precedentemente parte di un’unica lingua unitaria, ad oggi non ancora verificata, il protoindoeuropeo.