Intervista a Ivano Petrucci

A pochi giorni dalla conclusione della sua mostra d’arte personale “Energie dell’anima” presso il Museo Colle del Duomo, abbiamo posto alcune domande a Ivano Petrucci per conoscere meglio lui e la sua arte:

1- L’uomo Ivano Petrucci nasce il 14 luglio 1988. Ma lartista quando nasce? Da cosa è scaturita la tua vena artistica?

Per me l’uomo e l’artista sono la stessa entità. Ho sempre pensato che l’artista nasca tale e solo con l’esperienza arriva a riconoscerlo appieno. Questo non vuole essere sintomo di virtuosismo ma di considerazione del fatto che chi avverte e mette all’opera l’impulso artistico non è mai veramente consapevole del proprio potenziale e che spesso, specialmente all’inizio, rimane egli stesso stupito dalle proprie creazioni: è quello che ho sempre provato.

La vena artistica è comparsa praticamente subito, da quando ero bambino, e rimanevo spesso rapito dal pittore che dipingeva all’aperto. Capitava che mi intrufolavo nello studio di un pittore senza che lui se ne accorgesse nemmeno. Ad ogni modo, è stato negli ultimi anni, dopo l’adolescenza e lo studio approfondito, che ho preso maggiore coscienza sul perché facessi arte e mi sono reso conto che il tutto è scaturito non solo da un impeto personale ma anche e soprattutto da un pensiero di vita. In particolare dal desiderio di lanciare un messaggio spirituale agli altri, di lanciare un monito e lavorarci al fine d’essere sempre più leggibile e riconoscibile; ed è in quel momento che ho scoperto che essere artista non è solo un lavoro, quanto meno un passatempo, ma una lunga ed entusiasmante missione in cui non si smette mai di imparare.

2- Ivano, cosa vuoi esprimere attraverso le tue opere? C’è un messaggio univoco che le unisce o ciascuna ha il suo?

Come già accennato, inizialmente non avevo molta coscienza, andavo sperimentando un linguaggio espressivo non del tutto chiaro, e quindi il risultato era che le opere, al di là dell’estetica, avevano tra loro nature diverse. Ma ora sono giunto a conclusione che nelle mie serie di dipinti ci sia un dialogo, con me e con il resto del mondo circostante, un pretesto, per così dire, per indagare sul potere psichico dell’essere umano, il quale coinvolge ogni cosa e fa parte di un perfetto disegno cosmico in cui è insita anche la stessa imperfezione umana; è questo che cerco di subliminare attraverso le mie visioni oniriche in movimento e le mie forme più o meno espressionistiche.

In questo modo, il messaggio è senza dubbio univoco, perché una volta affrontata la ricerca e guadagnata una linea di pensiero, ogni opera diviene, nell’insieme, un racconto che io stesso leggo man mano che lo elaboro. Il bello di tutto ciò è che puoi confrontarti costruttivamente con il pubblico, capire tramite altri occhi ed altre anime persino quello che, all’interno del racconto, ti era sfuggito; e così l’esperienza del mio pensiero si evolve continuamente.

3- Dalle collezioni esposte al Polo monumentale, si evince che hai vissuto almeno due diversi momenti nella tua arte: i primi quadri sono caratterizzati da colori freddi, mentre i secondi da colori caldi. A cosa è dovuto questo passaggio?

Probabilmente, a un cambiamento di natura privata che reputo, per così dire, più sciolto e più libero rispetto a prima. E’ stato sicuramente positivo: i periodi per un pittore sono determinati, in buona parte, dallo stato d’animo, e questo è stato per me un periodo di maggiore apertura e maggiore contatto, dove i blu e i verdi, colori simbolici dell’anima interiore, hanno lasciato più spazio ai rossi, i colori della passione e della materialità. In sintesi, ho messo a bada la mia passata, e profonda, inibizione personale.

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