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Nel 2014 la Bbc produsse un documentario (“Tutankhamun: The Truth Uncovered”) in cui vennero presentati i risultati di anni di studio sui resti mortali del faraone bambino. Analisi genetiche, ricostruzioni virtuali, radiografie e oltre 2000 scansioni computerizzate hanno portato a risultati molto importanti.

Arcata dentaria superiore sporgente e fianchi larghi, quasi da donna, disallineati; a questo si deve aggiungere un piede equino che gli provocava presumibilmente un’andatura claudicante molto evidente. Un’immagine di Tutankhamon lontanissima dalle rappresentazioni idealizzate che sono arrivate fino a noi.

La storia delle indagini sulla mummia del faraone partono quasi in contemporanea con la scoperta della tomba.

Già l’11 novembre 1925 il dottor Douglas Derry, coadiuvato dal suo assistente Saleh Bey Hamdi effettuarono una prima autopsia in una sala operatoria improvvisata, nel corridoio principale della tomba di Sethi II (KV15) nella Valle dei Re. Il re fu esaminato ancora dentro il suo sarcofago. Tutankhamon fu mummificato in maniera frettolosa e poco attenta: molti unguenti usati sulla mummia si solidificarono incollando il corpo alla parte inferiore del sarcofago. Questo causò problemi enormi ad Howard Carter. L’archeologo inglese cercò in tutti i modi di limitare i danni, senza riuscirvi. Per provare a sciogliere gli unguenti la mummia e il sarcofago furono esposti al sole, al calore di forti lampade e direttamente a contatto col fuoco, rischiando quasi di fondere l’oro. Il tentativo finale, con l’uso di coltelli arroventati, causò la frattura del corpo in più parti. Questa prima analisi stabilì che il faraone in vita dovesse essere alto circa 1,67 m e di costituzione fisica gracile e leggera; l’età della morte venne stimata tra i 17 e i 19 anni basandosi sulla formazione della struttura ossea. Si ipotizzò che il re potesse essere morto di tubercolosi.

Nel 1968 il professor R.G. Harrison dell’università di Liverpool, effettuò radiografie approfondite con apparecchiature portatili, confermando l’età della morte (grazie ad uno studio sui denti del giudizio).

Furono scoperti poi un frammento osseo nel cranio, probabilmente dovuto alle operazioni di imbalsamazione, e una frattura al femore sinistro; inoltre venne riscontrata l’assenza dello sterno e di varie costole: mancanze forse attribuibili a maldestre operazioni effettuate da Carter e la sua squadra. Si capì che il faraone non morì di tubercolosi come affermato precedentemente.

Le radiografie del professor Harrison vennero studiate nel 1998 dall’egittologo statunitense Bob Brier.

Ipotizzò una morte violenta del sovrano a causa di un ispessimento delle ossa alla base del cranio; in un punto difficilmente raggiungibile in maniera casuale, che si forma in seguito a traumi o fratture. Quest’idea però non è dimostrabile fino in fondo: il callo osseo si forma quando una persona è in vita quindi il trauma subito da Tutankhamon non deve essergli stato fatale.

Nel gennaio 2005 i resti del sovrano furono sottoposti ad una T.A.C.

Durata circa 15 minuti, produsse più di 1700 immagini. Il team internazionale di scienziati che analizzò i risultati innanzitutto smentì categoricamente la teoria dell’omicidio; la morte del giovane re fu attribuita da alcuni studiosi ad una grave infezione provocata dalla frattura, già conosciuta, della gamba sinistra. Questa teoria però non venne accettata da tutto il mondo scientifico.

Analisi genetiche e batteriologiche condotte dal 2010 in avanti portarono nuovi e interessanti risultati.

Il faraone soffriva della malattia di Kohler, una patologia che limita l’afflusso di sangue verso gli arti inferiori e può portare a necrosi. La presenza di più di 130 bastoni con tracce di usura nel corredo funebre probabilmente conferma questa ipotesi; inoltre il faraone è rappresentato seduto durante molte attività che solitamente erano invece svolte in piedi, come ad esempio la caccia. Nel corpo di Tutankhamon sono state anche individuate infezioni multiple di virus di malaria tropica, il ceppo più aggressivo di questa malattia.

Il quadro clinico del faraone al momento del decesso doveva risultare critico: piede destro equino, malformazioni al piede sinistro; ossa necrotiche a causa della malattia di Kohler e frattura alla gamba sinistra che lo rendevano estremamente fragile e costretto a camminare col bastone. In un corpo così debilitato una malattia come la malaria sarebbe potuta risultare fatale.

Le cattive condizioni della mummia non hanno ancora permesso di stabilire con certezza le cause della morte.

Nonostante l’avanzamento delle tecniche di indagine, tutte le ipotesi vengono costantemente messe in discussione.  A causa dell’importante rimaneggiamento dei resti del faraone probabilmente non si potrà mai avere la certezza della causa della morte di Tutankhamon.

 

Gianluca Golino

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