Il pepe dei serpenti

Il pepe dei serpenti

Oggi il pepe è una spezia presente in tutte le dispense ma, prima del XVIII secolo, la sostanza aromatica era considerata un bene di lusso. Per via della sua quotazione altissima veniva spesso utilizzata come valore di scambio o addirittura come moneta.

Il pepe dei serpentiBreve storia del pepe

Le varietà di pepe nero e di pepe lungo erano presente in Grecia già prima del IV secolo a.C. La diffusione del primo tuttavia doveva essere minima considerando il prezzo altissimo e il difficile reperimento. Il pepe lungo invece, meno costoso, era sicuramente più diffuso.

Dopo la conquista dell’Egitto da parte di Roma, si intensificarono le traversate dell’oceano indiano fino alle coste del Malabar come testimoniato dal Periplus Maris Erythraei.

Plinio il Vecchio ci informa che alla sua epoca il prezzo a Roma delle varietà di  pepe era: nero lungo – 45 denari al chilogrammo; bianco – 8 denari al chilogrammo; nero – 9 denari al chilogrammo

Da sempre apprezzato in cucina, Apicio inserisce il pepe in molte ricette presenti nella sua opera De re coquinaria.

Dopo la caduta dell’Impero Romano il commercio di pepe passò prima ai Bizantini e successivamente agli Arabi.

Nel Medioevo il commercio della preziosa spezia era saldamente in mano alle Repubbliche Marinare di Venezia e Genova. Durante Il XV secolo il prezzo esorbitante indusse i portoghesi a cercare una rotta marina per l’India cosa che avvenne nel 1498 grazie a Vasco De Gama. I Portoghesi però, non riuscirono a creare un monopolio commerciale soprattutto perché Arabi e Veneziani contrabbandavano grandi quantità di pepe. Quando nel XVII secolo i possedimenti Lusitani dell’Oceano Indiano passarono a Olanda e Inghilterra l’importazione della spezia era incrementata a dismisura abbattendone il prezzo e così, quella che fino ad allora era considerata una sostanza aromatica di lusso, divenne una spezia di uso comune.

Il pepe dei serpenti

Il pepe dei serpentiPer tutto il Medioevo questa spezia è protagonista di una credenza molto curiosa e diffusa.

Nel paragrafo 6 (I serpenti coi quali nasce il pepe bianco) del Terzo libro del Liber Monstruorum, opera scritta probabilmente a metà del secolo VIII e nota da sei manoscriti datati al IX-X secolo, si legge: Ai confini del Mar Rosso e dell’Arabia si narra che ci siano dei serpenti coi quali nasce il pepe bianco che gli uomini, incendiato il bosco, sottraggono, ormai diventato nero per le fiamme, ai serpenti che scappano. Questi serpenti sono chiamati corsi e hanno corna d’ariete: chi è colpito da essi, subito si gonfia e muore.

Questa credenza, come già scritto, fu molto diffusa nel Medioevo ed era stata già riportata da Isidoro di Siviglia (VII secolo) nelle sue Originum sive etymologiarum libri XX. Inoltre compare anche nella famosa lettere di Prete Gianni (fine XII secolo).

 

Gianpaolo Serone

 

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