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Il Colle del Duomo di Viterbo nell’Altomedioevo e il culto di san Michele Arcangelo

La topografia Altomedievale di Viterbo è un tema che ha trovato ampio dibattito ma ancora oggi non risulta del tutto risolvibile a causa delle poche fonti e per la quasi totale mancanza di scavi archeologici. L’area maggiormente indagata è il Colle del Duomo ma un’ intensificazione della ricerca archeologica sarebbe necessaria e auspicabile.

Il Colle del Duomo

Centro propulsore dello sviluppo urbanistico della futura città di Viterbo, è la zona attualmente denominata Colle del Duomo, sita dove sorse il castrum Viterbii.

Il centro fortificato, noto nelle fonti dal 742, era certamente già provvisto di difese prima di questa data; non è possibile stabilire se fu utilizzato già dai Bizantini come baluardo contro l’avanzata longobarda alla fine del VI o agli inizi del VII secolo; fu sfruttato sicuramente dai Longobardi, che occuparono Viterbo presumibilmente intorno al 605/606, insieme a Bagnoregio, Orvieto e Ferento, che ne fecero una roccaforte (Paul. Diac. IV, 32) la quale risulterà ricoprire grande importanza come dimostra il fatto che nel 773 fu utilizzata da Desiderio come postazione fortificata nel tentativo di assalire il Ducato Romano (Lib. Pont. I, p. 492).

Il rapido sviluppo del nucleo urbano in epoca longobarda può essere giustificato sia dalla posizione strategica a ridosso del confine tra Regnum e Ducato (SIGNORELLI 1907, I, pp. 67-71; SCHNEIDER 1975, pp. 21-28; Zanini 1998, pp. 265-268) sia dal controllo dei principali assi viari della regione (CAGIANO DE AZAVEDO – SCHMIDT 1974, pp. 32-33).

Alcuni documenti risalenti alla prima metà del IX secolo consentono di precisare in parte quali fossero le costruzioni collocate sull’altura (LANCONELLI 1992). Oltre al muro di cinta il sito includeva anche case, orti, una pieve dedicata a S. Lorenzo Martire, una chiesa dedicata a S. Michele e una cella del Monastero di Farfa.

Intorno al castrum si svilupparono una serie di abitati minori alcuni dei quali successivamente inclusi nel circuito urbano medievale o nelle sue immediate vicinanze; altri rimasero invece extra moenia.

Colle del Duomo

L’area del Colle del Duomo nell’Altomedioevo.

La chiesa di S. Michele

Come già scritto, nelle fonti Altomedievali sul Colle del Duomo compaiono ben tre edifici di culto. Mentre per la pieve di S. Lorenzo (futura cattedrale) e per S. Maria della Cella disponiamo di ampia bibliografia, la chiesa di S. Michele ha scarsamente interessato gli storici locali.

Spesso questo edificio è stato confuso con la chiesa di S. Angelo in Sphata che compare nelle fonti solo nel XII secolo o con la chiesa di S. Michele oggi scomparsa da ubicarsi nel quartiere della Grotticella nei pressi della torre di S. Biele (Michele) che ne conserva ancora il ricordo toponomastico.

L’unica menzione che possediamo dell’edificio Altomedievale dedicato all’arcangelo, che ce ne identifica con precisione l’ubicazione nell’area del Castrum, risale al IX secolo. Non abbiamo a disposizione elementi validi per potere individuare il luogo esatto in cui la chiesa si trovava.

Ricordiamo che il culto più importante dedicato a Michele è da identificarsi nella grotta del Gargano e che spesso i culti legati all’arcangelo sono identificati in cavità o spelonche. Questo ci porta a non escludiamo che anche quello viterbese potesse essere un culto in grotta. Questo scenario è facilitato, tra l’altro, dalla notevole presenza di aperture naturali presenti sui costoni del Colle del Duomo.

Non dobbiamo inoltre sottovalutare la presenza di questo tempio poiché la dedica di una chiesa a san Michele potrebbe costituire una chiara testimonianza della presenza longobarda. Come noto infatti il culto dell’Arcangelo è fortemente legato a questo popolo.

 

Il culto micaelico presso i longobardi. Una sintesi

La figura dell’arcangelo compare per cinque volte nelle Scritture e in particolare nel Libro di Daniele dove viene presentato come il comandante supremo dell’esercito celeste. Anche nell’Apocalisse Michele è il principe degli angeli fedeli a Dio.

Il culto, di origine orientale, ebbe una rapida diffusione e nel V secolo sorse il santuario del Gargano ancora oggi considerato il luogo cultualmente più importante dedicato all’arcangelo.

Presso i longobardi il culto si sviluppò dopo la conversione al cattolicesimo (VI secolo) e completata sotto il regno di Cuniperto (688-700). All’arcangelo furono attribuite le stesse proprietà guerriere del dio germanico Odino e il sincretismo religioso facilitò evidentemente la conversione dei longobardi.

Il culto fu diffuso nella zona settentrionale del regno (Longobardia Maior) da re Grimoaldo (662-671). Particolare impulso si ebbe sotto il regno di Cuniperto che attribuì la sua vittoria contro Alachis proprio a Michele; Cuniperto introdusse l’immagine dell’arcangelo nella monetazione. Con il passare del tempo l’effige micaelica si impose su quella della Vittoria come testimonia il tremisse di Liutprando e il denaro di Adelchi.

 

Gianpaolo Serone

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