I cinque pittori imperdibili a Viterbo

1- Antonio del Massaro, detto il Pastura

presepe-opera-del-pasturaNacque verso il 1450 a Viterbo; formatosi in ambiente romano, i suoi primi rapporti furono con il Perugino, il Pinturicchio, Antoniazzo e Melozzo.

Egli lavorò molto per il Duomo di Orvieto: nel 1489 eseguì pitture nel parapetto del coro; tra il 1497 e il 1499 dipinse i drappelloni del baldacchino; restaurò gli affreschi trecenteschi del coro; affrescò quattro scene nella tribuna. A Roma, al seguito del Pinturicchio, decorò l’appartamento Borgia in Vaticano.

Tra gli anni 1508 e 1509 fu impegnato a dipingere affreschi nel coro del duomo di Tarquinia. Questi affreschi, gravemente danneggiati da un incendio del 1642, possono considerarsi la più ampia e impegnativa impresa del viterbese. Anche se non eccelse mai in personali rielaborazioni, riuscì a divulgare nel Lazio le forme della pittura umbra del XV secolo.

Oltre alle opere già citate, da ricordare anche: S. Sebastiano (Orvieto, Museo dell’Opera); Madonna in trono (1504, Tarquinia, Museo); Madonna, angeli e cherubini (Tuscania, Municipio); Presepe (in foto); Madonna col Bambino e Angeli; Madonna, Angeli e i SS. Girolamo e Francesco (Viterbo, Museo Civico).

 
Sitografia:
http://www.visit.viterbo.it/pagine/museo-civico http://www.treccani.it/enciclopedia/antonio-del-massaro-da-viterbo-detto-il-pastura_(Dizionario-Biografico)/  

2- Giovan Francesco Romanelli

slorenzo-interno-coroNacque a Viterbo nel 1610 da Laura de Angelis e Bartolomeo Romanelli. Giovanissimo, si recò a Roma per studiare per diventare artista. Ebbe presto la protezione del Cardinale Francesco Barberini. Fu allievo di Pietro da Cortona, che in quel periodo era il più importante esponente della pittura barocca a Roma. Poco dopo, però, il rapporto con questi si degradò e il Romanelli andò via dal suo studio.

Continuò a essere molto attivo a Roma tanto che nel 1639 fu eletto Principe dell’Accademia di San Luca.

Morto Urbano VIII ed eletto Innocenzo X, la famiglia Barberini cadde in disgrazia e il Romanelli perse una protezione influente.

In quel periodo seguì il Cardinale Mazzarino a Parigi; per lui dipinse un ciclo di affreschi sul tema delle Metamorfosi di Ovidio. Ma in città affrescò anche gli appartamenti di Anna d’Austria, madre di Luigi XIV, al Palazzo del Louvre.

In Francia lavorò, inoltre, al Castello di Le Raincy e al Palazzo Episcopale di Carpentras. Per il prestigio di queste opere, fu nominato Cavaliere dell’Ordine di San Michele da re Luigi XIV.

Negli ultimi anni della sua vita tornò a Viterbo dove eseguì le sue ultime opere. Tra queste ricordiamo il San Lorenzo conservato nel Coro Barocco della Cattedrale di Viterbo.

 

3- Francesco d’Antonio da Viterbo (Francesco d’Antonio Zacchi), detto il Balletta

s-marco-del-ballettaNon si conosce l’anno di nascita di questo artista viterbese; sappiamo però che fu attivo come pittore dal 1430 e che ricoprì le cariche di consigliere e di priore.

Pur conoscendo l’arte senese e umbra, preferì restare interprete delle correnti tardo gotiche molto in voga allora a Viterbo. Nel 1441 eseguì per la chiesa di San Giovanni in Zoccoli il polittico con la Madonna e il Bambino tra Santi; l’unica sua opera firmata e datata oggi nota.

La cronologia delle altre opere attribuite al Balletta è basata sul confronto con questo polittico.

L’unica opera anteriore è un trittico oggi conservato nella chiesa di S. Lorenzo a Tuscania.

Successivo al 1441, invece, è il polittico firmato presente nella chiesa di Santa Rosa a Viterbo. Questo raffigura la Madonna con il Bambino tra le ss. Rosa e Caterina d’Alessandria.

Tra i due polittici si pone un affresco proveniente dalla chiesa di Santa Maria in Gradi; oggi è possibile vederlo presso il Museo Civico di Viterbo. Di esso si conserva solo la parte centrale raffigurante la Madonna in trono con il Bambino e un donatore adorante.

I richiami alla pittura tardo-medievale dell’opera si notano nella fattura del trono e dal particolare del Bambino che gioca con un cardellino.

Ad una fase tarda dell’attività dell’artista appartengono le due cappelle affrescate nella chiesa viterbese di Santa Maria Nuova con la Madonna con il Bambino; il Battista che presenta una devota; il Cristo con la croce in spalla e il sangue che va a cadere in un calice ai suoi piedi; la Crocifissione con la Madonna e santi.  La tavola raffigurante San Marco conservata al Museo Colle del Duomo, può considerarsi opera tardo-gotica e una delle ultime realizzate.

Non si conosce l’anno di morte di Francesco che risulta, in alcuni documenti, già scomparso nel 1476.

 
Sitografia:
http://www.treccani.it/enciclopedia/francesco-d-antonio-da-viterbo-detto-il-balletta_(Dizionario-Biografico)/  

4- Lorenzo da Viterbo

lorenzo-da-viterbo-3Pittore, nato a Viterbo nel 1437 ca.; famoso per gli affreschi della cappella Mazzatosta in Santa Maria della Verità a Viterbo, a cui lavorò appena venticinquenne. Fu un pittore abile nel disegno e nella prospettiva; solido con i colori alla maniera di Piero della Francesca, seguì linee di contorno più marcate come Melozzo da Forlì. Nella scena principale della Cappella, quella dello Sposalizio, l’artista sembra aver raggiunto il suo massimo sviluppo; sono mirabili qui i ritratti pieni di carattere e di animazione. Tra questi spunta il cronista viterbese Niccolò della Tuccia che ricorda il 1469 come l’anno dell’esecuzione degli affreschi. Di lì a breve, è supposta la morte dell’artista.

 
Sitografia:
http://www.treccani.it/enciclopedia/lorenzo-da-viterbo_(Dizionario-Biografico)/  

5- Sebastiano del Piombo 

pieta-sebastiano-del-piomboSebastiano Luciani, veneziano del 1485 ca., fu pittore di rilievo già dalle sue prime opere di pubblica destinazione. Qui mostra l’influenza di Giorgione, del Bellini e una certa monumentalità che verrà perfezionata in ambito romano. Agli ultimi anni veneziani appartengono la Morte di Adone (Firenze, Uffizi) e Salomè (Londra, National Gallery).

Nel 1511 Sebastiano venne chiamato a Roma da Agostino Chigi per la decorazione di una stanza della sua villa. Qui eseguì il Polifemo e altri soggetti mitologici nelle lunette del soffitto; nell’occasione incontrò l’opera di Raffaello, attivo nella stessa sala, a cui però preferì di Michelangelo.

Già nella Deposizione di San Pietroburgo, infatti, è evidente l’influsso michelangiolesco; del Piombo ricevette dal grande maestro disegni preparatori per varie opere, come la Pietà conservata a Viterbo.

La collaborazione con Michelangelo accentuò la tendenza di Sebastiano verso la monumentalità compositiva e il plasticismo delle figure. Dopo la morte di Raffaello, Sebastiano fu una delle personalità di maggior rilievo a Roma.

Assunta, però, la prestigiosa carica di piombatore pontificio (1531), dalla quale derivò il soprannome, rallentò la propria attività artistica.

 
Sitografia:
http://www.visit.viterbo.it/pagine/museo-civico http://www.treccani.it/enciclopedia/sebastiano-del-piombo/  

Elena Cangiano

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