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Alvaro, Corrado

Un giorno di ottobre di circa sessant’anni fa, nel giardino pubblico di Vallerano, uno degli antichi paesi arroccati intorno alle pendici del monte Cimino, fu inaugurata una lapide con questa semplice scritta: “A CORRADO ALVARO, GLI AMICI”.

Intorno a quel blocco di peperino si era raccolta una folla di scrittori; pochi e brevi furono i discorsi. Il sindaco di Vallerano annunciò che alla nuova scuola elementare, di prossima costruzione, sarebbe stato dato il nome di Corrado Alvaro. Dopo la rapida cerimonia del giardino pubblico e una visita alla tomba dello scrittore, alcuni dei convenuti sostarono alla casa di campagna di Alvaro: una casa rustica ma comoda, lontana dal paese più di un km, affacciata tra l’orto e la vigna di un poderetto sull’ariosa valle tiberina.

Esiste ancora quella casa come è vivo il ricordo di chi l’ha abitata. Corrado Alvaro amava considerarsi un “uomo tra gli uomini”; uno scrittore che nutrì profondi interessi morali e sociali che lo spinsero a partecipare agli avvenimenti del suo tempo con la mente e il cuore, fino a sentirsene responsabile.

Le origini di Corrado Alvaro

Calabrese di nascita, fu uno dei pochi letterati che riuscì a raccontare la natura aspra e selvaggia della sua terra. Nato a San Luca, un piccolo paese della provincia di Reggio Calabria, fu mandato a fare gli studi secondari in un collegio di padri Gesuiti. Qui iniziò la sua futura vita di scrittore: il primo approccio ai libri, le nozioni, le conoscenze, le esperienze. Negli anni tra l’adolescenza e la prima giovinezza fu in molti paesi dell’Umbria, del Lazio e del Napoletano, senza trovare mai la strada di casa.

Nel suo primo romanzo Vent’anni” lo scrittore raccontò le sue esperienze di combattente durante la prima guerra mondiale. Dopo la guerra scrisse per il “Mondo”, il giornale di opposizione al fascismo; dovette però fuggire a Berlino a causa degli attacchi mossi dai giornali fascisti.

Gente in Aspromonte

Nel 1930 viene pubblicato “Gente in Aspromonte”, il suo capolavoro, che ricevette il premio del giornale “La Stampa”, il primo grande premio letterario italiano. Alvaro racconta il mondo della sua infanzia, sempre vivo nella memoria e negli affetti; un mondo chiuso, primitivo, non privo dei suoi valori, di una sua bellezza e di segrete dolcezze. Con “Gente in Aspromonte” lo scrittore non solo inaugura un tema, quello calabrese, che poi risulterà costante nella sua produzione, ma rinnova la tradizione della narrativa ad ispirazione regionale e meridionale, con una differenza però: Alvaro descrive un universo arcaico fatto di ignoranza, superstizione, povertà, che però non è immutabile ma già sgretolato e in parte sommerso, che può essere giudicato solo con gli occhi della memoria.

Quando nel luglio del 1943, durante la seconda guerra mondiale, cadde il fascismo, ad Alvaro fu affidata la direzione del quotidiano “Il Popolo di Roma”; ma caduto il governo Badoglio ed avendo i tedeschi occupato la città, lo scrittore dovette fuggire e rifugiarsi in una cittadina dell’Abruzzo. Tornò dopo la liberazione di Roma e riprese il suo lavoro che durò fino alla sua morte.

Corrado Alvaro nella Tuscia

Corrado Alvaro, la cui esistenza era stata dura e difficile, aveva lungamente aspirato a quella solitudine a contatto con la natura, per concentrarsi nel suo lavoro. Quando acquistò nel 1939 la casa di Vallerano (proprietà che gli eredi di Alvaro vendettero poi allo scrittore Libero Bigiaretti e che attualmente appartiene alla famiglia Rovere) pensava che in quel luogo il suo spirito avrebbe finalmente trovato una pace laboriosa. Raggiunse quella pace, ma poté goderla solo per pochi anni. Morì a Roma l’11 giugno 1956, poco più che sessantenne. A Vallerano, dal gennaio 2015, ogni anno, si rende omaggio a Corrado Alvaro e all’amico Libero Bigiaretti con il premio letterario Alvaro-Bigiaretti. Così si ricordano i due scrittori che hanno vissuto parte della loro vita a due passi dal centro abitato, dove forse hanno ritrovato quell’intima atmosfera che li ha riportati alle origini, alla loro infanzia.

Finché Alvaro è stato in vita la sua opera densa di motivi e non sempre di facile lettura non aveva avuto la meritata diffusione; solo dopo la sua morte, col graduale apparire della parte della sua opera che era rimasta inedita e recava in sé elementi nuovi, i saggi critici sullo scrittore calabrese hanno manifestato una tendenza a rivedere i giudizi del passato. E’ apparso chiaro che la nostalgia del paese nativo non era di natura letteraria ma una schietta pietà umana sempre presente nello spirito di Alvaro per le tristi condizioni della sua terra.

 Sara Catanese

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