Il tetramorfo: esegesi e rappresentazione

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Descrizione

Nell’immaginario medievale la suggestione del tetramorfo è fortissima: la rappresentazione dei quattro esseri alati, il leone, l’angelo, l’aquila e il toro, che circondano il Cristo, o uno dei suoi simboli, ebbe un’eccezionale fortuna artistica che lo porterà, fino al XV secolo, a occupare non solo gli spazi monumentali di absidi e timpani, ma anche di portali e vetrate, di paramenti sacri, monete, medaglie, incisioni, arazzi, pale d’altare, oreficerie e reliquiari; senza limiti geografici o di culture: nel mondo bizantino e in quello carolingio, in quello romanico e in quello gotico e, ancora più giù, fino ai giorni nostri. Il lavoro di Arianna Petricone ha cercato l’origine dell’immagine iconografica del tetramorfo che, pur tanto frequente nelle rappresentazioni teofaniche, continuava a essere poco studiata. La sua origine è stata dapprima seguita nelle raffigurazioni di animali compositi, spesso mostruosi, molto comuni nel mondo orientale. Ma il nucleo della ricerca è l’indagine approfondita della genesi del tetramorfo e della sua parabola nella pittura murale dell’Alto Medioevo. Per questa ragione ha ritenuto giustamente indispensabile affiancare all’analisi delle testimonianze pittoriche quella dei testi letterari: i luoghi delle Scritture dove compaiono il leone, l’angelo, l’aquila e il toro, e cioè i libri di Ezechiele e dell’Apocalisse, ma anche le esegesi che i Padri della Chiesa hanno dedicato a questi scritti.

 

 

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